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Ancora un brutto colpo per le forze sovraniste in Europa: come riporta Europa Today infatti, la Commissione europea ha deciso di agire contro la Polonia. Nel mirino di Bruxelles sono finite le “Lgbt free zone”, che si vedrebbero congelati così i fondi comunitari che spettano alle istituzioni locali. Questo almeno fino a quando le autorità polacche non decideranno di far marcia indietro dall’istituzione di luoghi liberi dalla fantomatica “ideologia gender”.

La Polonia, ricordiamo, è governata da forze di destra radicale. Il presidente Duda ha firmato una “carta della famiglia” in cui si impegna a contrastare i diritti delle persone Lgbt+. E per questo motivo, lo stato dell’est europeo è tra i peggiori in assoluto, nella classifica dei paesi europei, in cui la comunità arcobaleno può vivere. Proprio per le restrizioni e per una classe politica che si propone come nemica delle istanze della nostra comunità. Le città che si sono dichiarate “lgbt free zone” rischiano dunque di non vedere i fondi per superare la crisi legata alla pandemia.

Non è la prima volta che queste città affrontano un problema del genere. La città di Krasnik, nel sud est della Polonia ha perso importanti finanziamenti . Come riportato in un altro articolo «la ministra degli Esteri norvegese, Ine Eriksen Soreide, aveva annunciato che il suo paese avrebbe tolto alcuni fondi a Krasnik e alle altre città che avevano fatto dichiarazioni simili: si trattava dei fondi EEA, cioè dei contributi versati annualmente da Norvegia, Islanda e Lichtenstein per ridurre le disparità sociali ed economiche all’interno dello Spazio Economico Europeo, di cui la Polonia è tra i principali beneficiari». Perdite che hanno indotto il sindaco della città a dichiarare che avrebbe fatto marcia indietro sulla “Lgbt free zone”.

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