Giornata della visibilità lesbica: “Una parola che viene dalla poesia”

Oggi è il 26 aprile, data che coincide con la Giornata della visibilità lesbica. Parola chiave, visibilità, per tutta una serie di questioni. In primo luogo perché qualsiasi soggetto appartenente a una minoranza esiste nel momento in cui dice di sé e lo dice nel modo che sceglie di raccontarsi. Questione non di poco conto, a ben vedere, visto che la qualità della narrazione incide sulle modalità di esistenza nel presente. In secondo luogo perché per troppo tempo le donne lesbiche sono state cancellate dal discorso politico – ricordate la questione stepchild adoption, ridotta a utero in affitto per maschi gay? – o marginalizzate da una comunità, quella arcobaleno, che ha dovuto fare i conti col proprio privilegio maschile.

Per questa ragione, Gaypost.it ha deciso di dare voce alle donne lesbiche. Donne impegnate nell’attivismo, nella cultura, nella politica, nell’imprenditoria. Donne che da nord a sud hanno fatto della loro identità cifra di esistenza. Motivo di vita. Occasione di riflessione. E opportunità di gioia.

Chiara Palumbo: “Almeno una volta mi sono nascosta. Non voglio più farlo”

Chiara Palumbo

«Ho visto due ragazze che si amano guardarsi intorno prima di mettersi un braccio intorno alle spalle. Ho visto amori, o aspiranti tali, consumarsi e poi spegnersi per la paura di chi diceva: “Non sei più mia figlia”. Ho visto quelle donne, sono stata quelle donne». Sono queste parole che ci confida Chiara Palumbo, autrice de I sentinelli – Che fretta c’era? (Tlon Edizioni). Ci racconta la sua fragilità, ciò che è stato. Ciò che non vuole che riaccada più. «Almeno una volta, come tutte, ho rinunciato, mi sono nascosta. Mi sono fermata un attimo prima. L’ho fatto. E per questo so che non lo voglio più fare. So che il mio compito è essere visibile, per chi non può, non se la sente, non riesce».

Smettere di aver paura, quando è il momento

Vuole essere un esempio, Chiara. Ventisei anni, milanese. E un master in editoria. «Perchè siano libere di sapere» le altre donne «che possono smettere di avere paura, quando sentiranno che è il momento». E questo può succedere, ci dice ancora, in un modo solo: «Se c’è un mondo, intorno, che non ci fa sentire sole. Se ci fa sentire che esistiamo. E questo succede se la società dentro cui vogliamo vivere cominciamo a costruirla personalmente. A partire dalle parole. In tutte le antiche tradizioni, le parole non si limitano a definire la realtà, la creano, le danno forma. E allora riprendiamoci le parole. Riprendiamoci la parola lesbica».

Erica Donzella: “Felice di essere donna e lesbica”

Parole che troviamo dall’altra parte d’Italia, nel profondo sud. A Catania, per l’esattezza. Dove Erica Donzella, scrittrice ed editor per Villaggio Maori Edizioni, si racconta così: «Essere lesbica, oggi, significa continuare a lottare. Anzitutto, per i diritti che mi spettano come essere umano, insieme a tutti i colori e per tutte le sfumature che appartengono alla bandiera Rainbow. Ho preso coscienza, come persona e come donna, che ho la fortuna di riconoscermi nel mio corpo e nel mio orientamento sessuale. Essere donna lesbica – felice di esserlo – significa, adesso, fare in modo che per altre questo non sia più un tabù, né per se stesse né per chi ci circonda e ci considera ancora delle “etero che non ci hanno creduto abbastanza”».

“Non era previsto che sopravvivessimo”

Erica Donzella

«”Non era previsto che sopravvivessimo”, scriveva Audre Lorde» continua Donzella. «E visto che siamo sopravvissute credo sia inesauribile la possibilità che abbiamo, adesso, di affermare le nostre vite, le nostre scelte, i nostri amori. “Visibilità” non è un termine che esprime soltanto un orgoglio egoico: “visibilità” significa riconoscere dignità e parità di esistenza alle nostre compagne, alle nostre relazioni. Significa che donne possono amare altre donne senza che a qualcuno venga in mente che questo dato di fatto possa essere scambiato per esibizionismo».

Lesbica: una parola che viene dalla poesia

Un rapporto con la letteratura, quello di Palumbo e dell’autrice siciliana, che è respiro vitale e identitaria. «Lesbica è una parola che ci viene dalla poesia» ci rivela ancora Chiara. «Ci viene da tutta quell’altezza di arte e di pensiero che ci distingue come esseri umani. Quante e quanti possono dire di definirsi con la poesia?». E le fa eco, Erica (ma senza saperlo): «”Di ciò ci cui non si può parlare si dovrebbe tacere” scriveva Wittgeinstein nel Tractatus. Io scrivo la vita che vivo, che posso e che ho immaginato fin qui. Nella mia produzione (in versi, per la maggiore) ho riversato tanto inchiostro su carta cercando di raccontare la dimensione dell’amore per altre donne». Parole divenute una raccolta: Quando cadranno i rumori (Scatole parlanti).

Tra letteratura e coming out

Letteratura e coming out. Un filo rosso sottilissimo, ma poderoso, lega le due autrici. «Mi sono presa la libertà e la responsabilità di farlo» dice ancora Donzella, parlando dei suoi versi scritti per amore. Per amore delle donne. «Il mio non è stato solo un esordio letterario: ho fatto “coming out” il giorno in cui non ho più avuto paura di scrivere pronomi e desinenze declinate al femminile. Sono stata finalmente “visibile” quando ho avuto rispetto della mia creatività e ho deciso di non censurarla». Ed è lo stesso per Chiara: «Questo significa, per me, essere lesbica oggi. Potersi guardare allo specchio e riconoscersi, potersi tenere per mano (o anche tenersi il muso) senza doversi chiedere se qualcuno mi sta guardando, (o anche se se lo sta chiedendo la donna che ho accanto). Significa aver guadagnato la libertà di essere io».

Daniela Bellisario: “Far capire che le donne lesbiche esistono”

Daniela Bellisario

«Essere una donna lesbica in Italia per me significa non omettere, raccontarsi, confrontarsi e non accettare compromessi prima come donna ed a pari merito come lesbica». Si racconta così Daniela Bellisario, imprenditrice romana. «L’Italia è ancora un paese maschilista, paternalista, sessista e omofobo, quindi con molta assertività e visibilità bisogna far capire che le donne e le donne lesbiche esistono. Sono tra noi e contribuiscono con la loro essenza, professionalità, pluralità e bellezza alla nostra società. Esprimere me stessa in tutto quello che sono, che dico e che faccio accettando i contraddittori è per me un principio di coerenza ed esistenza». Processo, aggiunge, che pur essere molto faticoso. «Ma ne vale la pena, anche perché ho conosciuto e frequento molte persone fantastiche, che mi vogliono un gran bene ed cui voglio bene, e questo fa di me una persona serena, appagata a tratti felice».

Tiziana Biondi: “Visibilità è liberazione”

La visibilità come felicità e liberazione, insomma. Lo crede fermamente anche Tiziana Biondi, voce di punta dell’attivismo Lgbt+ in Sicilia, a Siracusa, con Stonewall Glbt. «Essere una lesbica visibile e dichiarata è sempre stato importante. E lo è ogni giorno, perché mi rende libera. E non solo. Può aiutare altre donne come me». Sull’importanza della visibilità non ha dubbi: «Destruttura stereotipi e pregiudizi legati a questa parola. Lesbica. Ci sono donne che hanno difficoltà a pronunciarla. La vivono come un insulto. La visibilità ci aiuta a mostrarci per ciò che siamo, vivendo il quotidiano e depotenziando accezioni negative sul termine». Ed insiste sull’immenso lavoro culturale da fare tra società, istituzioni e scuola. «In questa giornata è importante anche fare esercizio di memoria. Noi abbiamo deciso di ricordare, con la mia associazione, la figura di Mariasilvia Spolatola prima donna a dichiararsi lesbica in Italia».

Chiara Foglietta: “Fin da subito, quando ho preso la tessera di partito, ho fatto coming out”

Chiara Foglietta

«Si dice che le donne in politica arrivano dove arrivano perché l’han data via. Nol mio caso non possono dirlo». Ha un sapore dolce-amaro l’ironia di Chiara Foglietta, consigliera comunale per il Pd a Torino. «Fuor di battuta, posso dire di aver ottenuto i miei risultati grazie al mio impegno e all’aiuto degli amici che hanno creduto in me, nel 2016». Foglietta non ha mai fatto mistero della sua identità: «Ancor prima di essere candidata, e fin da subito da quando ho preso la tessera di partito, ho dichiarato di essere lesbica. Ho sempre fatto coming out in assoluta trasparenza. E non ho mai avuto problemi o vissuto episodi spiacevoli». E guarda avanti, rilanciando sulla qualità dell’offerta politica: «Non è importante avere le “quote rosa” giusto per dire che ci sono le donne in politica. Ci vuole rappresentanza e competenza. Avere sì le donne, ma quelle giuste, nei posti giusti».

 

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