In Rainbow

L’etero pride in verità esiste. Lo abbiamo visto in questi giorni, nelle scene di esultanza di tifosi e tifose per gli Europei. Con tutti gli eccessi possibili e immaginabili: gente impazzita per strada, musica a tutto volume, macchine a tutta velocità a clacson spiegato, nudità varie e blasfemia a seguito. E considerando che sono loro – gli etero – a figliare per lo più e, dunque, a dare l’esempio di un comportamento sociale diffuso, la domanda che sorge spontanea è: chi pensa ai bambini?

Nessun cliché è stato maltrattato per questo post

Fughiamo subito un dubbio: no, non sto dicendo che solo gli etero seguono il calcio, mentre i gay si danno al decoupage. Così come molti eterosessuali vanno ai Pride (quelli veri), allo stesso modo orde di persone Lgbt+ seguono la nazionale o la squadra del cuore. Per cui, serenità: nessun cliché è stato maltrattato per scrivere questa riflessione. Ma è indiscutibilmente vero, d’altro canto, che il calcio è uno degli sport più machisti sulla scena. Visto come sport virile per eccellenza. E, se vogliamo proprio scomodarlo quel cliché di cui sopra, vissuto come antitesi dell’omosessualità proprio da coloro che si nutrono di stereotipi e pregiudizi. E allora, considerando tutto ciò, vediamo il fenomeno più da vicino.

Cavalieri e amazzoni dell’apocalisse

etero pride

Tifoso col tricolore sui glutei

Non è la prima volta che faccio questo paragone: quando mi si obiettano gli eccessi dei pride, non posso fare a meno di far notare gli eccessi eterosessuali. La reazione al calcio e il tifo che ne consegue è un’ottima cartina al tornasole. Per far notare che le cose che si recriminano alle marce dell’orgoglio sono tutte lì, al servizio degli etero. Solo che, a parti invertite, lo stesso identico fenomeno può essere vissuto o come segno di apocalissi prossime venture, oppure come simpatico diversivo contro il logorio della vita moderna. Spoiler: nel secondo caso, rientrano tutti gli eccessi dell’orgoglio etero. I cavalieri e le amazzoni dell’apocalisse, insomma, siamo noi dell’arcobaleno.

All’etero pride, col pene in bella vista

A quali eccessi mi riferisco, si chiederanno i miei venticinque lettori: cominciamo dalle nudità. Non è una cosa nuova. Gli etero si spogliano tanto quanto e forse più di noi persone Lgbt+. Solo che una chiappa al pride è oscena. Un pene esibito dopo la vittoria di una squadra di calcio è simpatico zuzzurrellonismo. No, non sto esagerando. Ricordate il tifoso francese, che si arrampicò su un palo, con tricolore in mano e nudità esibita? Ecco, proprio lui. Il tricolore d’oltralpe, poi, lo adagiò tra le natiche. Domanda: cosa accadrebbe se un vessillo nazionalista venisse usato ad una marcia dell’orgoglio? Già la sento “iosonoGiorgia” a strapparsi i pixel di dosso, parlando di vergognose ostentazioni. Come dite? Quel tipo era francese, in Italia non sarebbe mai successo? Sbagliate.

Il tricolore sulle chiappe

Gira infatti la foto di un tifoso col tricolore (il nostro) ben dipinto sulle chiappe. Avete visto sdegno generale e media sintonizzati sui suoi glutei a reti unificate? Ecco, appunto. Nemmeno io. Eppure, mi chiedo: ma non ci sarebbero anche gli estremi per vilipendio della bandiera nazionale? La cosa, tuttavia, è passata allegramente inosservata. E non finisce qua. Numerose le scene di nudità tra chi festeggia, da Trieste in giù (scusate, l’omaggio a Raffa era dovuto). Come quella donna in centro a Milano che ha tolto la maglietta. E sulle cui tette si sono riversate le mani di chi le stava accanto, in barba al concetto di consenso. Però poi, gli sporcaccioni che fanno le cose zozze per strada, sono i gay.

Pazzo sì, ma pazzo per Gesù

etero pride

Un cristo tifoso

Certo, obietterà qualcuno. Quello è tifo ed è un’altra cosa. Almeno non si scomoda il Cristo in croce. Come hanno fatto invece quei senzadio che lo hanno riprodotto su tacchi a spillo e bandiera rainbow a mo’ di tunica. So di darvi un dolore, amici e amiche dal tifo facile e dall’indignazione a corrente alternata, ma quella che voi chiamate blasfemia si è vista anche in occasione della vittoria dell’Italia, qualche partita fa. Dalla copertina del Corriere dello sport, che titolava “Dio è italiano” al simpatico sostenitore che se ne è andato a tifare con tanto di corona di spine allo stadio, secondo quanto possiamo vedere dalle immagini condivise. Prendiamolo per pazzo, insomma. Ma pazzo per Gesù.

Etero pride e travestitismo tricolore

E poi c’è quella cosa del travestimento. Sì, gli etero per il tifo calcistico si travestono tanto quanto intere squadriglie di drag queen sul carro di Muccassassina al Roma Pride. Con una differenza: i colori dominanti sono tre. Bianco, rosso e verde. Almeno noi deteniamo ancora il dominio sull’intero spettro cromatico (altrimenti detto: arcobaleno). Credo sia una questione di gene gay. Poi, per il resto, tra facce truccate, cappelli sfarzosi, mantelli e qualsiasi altro ritrovato della moda (anche la più scadente), anche gli etero si travestono. Però non ho visto i cartelli di associazioni ultracattoliche con pannelli davanti alle scuole e la scritta: potresti ritrovarteli in classe. Anche perché è vero. Tra insegnanti, personale Ata, dirigenti e genitori, quella gente rischia davvero di finire a scuola. Per una questione meramente aritmetica. Insomma, che esempio si dà ai bambini?

Il tifo in giacca e cravatta

Prima pagina del Corriere dello sport: è blasfema?

Ok, fin qui s’è scherzato. Cioè, è tutto vero quanto ho scritto sin ora, ma non vorrei che passasse l’idea che l’esternazione della gioia e la creatività siano cose da condannare o reprimere. Fanno benissimo gli eterosessuali (e le persone Lgbt+) che tifano a gioire per la vittoria dell’Italia. E spero sinceramente che possano gioire ancora, in vista della finale. Solo che, visto che siamo poi sostanzialmente simili, non venite a triturare le gonadi con argomenti quali la sobrietà, l’esibizione delle nudità, la blasfemia e cretinate simili. Non fino a quando non andrete in strada a esultare in modo composto e, possibilmente, in giacca e cravatta. Se poi vi entra anche in testa che c’è una differenza fondamentale tra la nudità fine a se stessa (gli etero la usano molto in pubblicità, ad esempio) e l’uso politico del corpo (che mira all’autodeterminazione), be’, facciamo pure un bel passo avanti.

P.S.: ah, quasi dimenticavo. Se poi evitate pure di arrotare la gente, quando festeggiate per strada, fate un favore anche al concetto di sicurezza stradale. Almeno noi, coi nostri camion eccessivi, non ammazziamo nessunə. Bigottismo a parte, si intende.

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