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Un’università Russa, la statale di Economia degli Urali, è accusata di aver minacciato uno studente sulla base del suo profilo Facebook… e della sua cover rosa del cellulare.

DAI SOCIAL ALLA SOSPETTA OMOSESSUALITÀ

«Abbiamo tracciato i tuoi social media ed ecco il risultato: sei gay»: questo è quanto si sarebbe sentito dire lo studente, rimasto anonimo, della Usue. A parlare col ragazzo sarebbe stato il vicepreside che, oltre a sottolineare come abbia messo dei mi piace a dei gruppi pro-Lgbt+, la sua cover per cellulare rosa sarebbe un’ulteriore prova della sua omosessualità.

LA REPLICA DELLO STUDENTE

«Il fatto che io abbia una ragazza, nella testa del vicepreside, non è né una scusa né prova che io non sai gay», ha commentato il ragazzo.
Roman Krasnov, il vicepreside della scuola, ha confermato che all’Università degli Urali esiste un gruppo apposito per monitorare i social media degli studenti: «Siamo una università statale e badiamo alla morale dei nostri studenti. Perché il nostro dipartimento per le politiche e il sociale non dovrebbe controllare cosa fanno i nostri studenti fuori da scuola?». Affermazioni che, se fossero confermate, sarebbero gravi almeno quanto la minaccia di espulsione. Minaccia che Krasnov ha smentito categoricamente incolpando la stampa di aver ripotato notizie false.

GRANDE FRATELLO

L’Università ha specificato che le lamentele che hanno portato al controllo dei social del ragazzo sono arrivate proprio dai suoi compagni di corso. « Lo studente aveva un link alla comunità Lgbtè sulla sua pagina personale e questo vale come propaganda pubblica», ha detto il portavoce della scuola.

LA RUSSIA E GLI OMOSESSUALI

La minaccia arrivata dalla Usue, Urale State University of Economics, è arrivata sei anni dopo che il governo russo ha proibito la “propaganda omosessuale” verso i minori. Le autorità russe hanno usato la legge per bloccare i Pride e le manifestazioni e gli attivisti per i diritti civili sostengono che gli attacchi omofobici sono diventati sempre più frequenti.

Fonte Ansa e The Moscow Times
 

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