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Il Congresso mondiale delle famiglie è un “evento ostile ai diritti umani”. E’ quanto sottolinea in una nota Amnesty International, riassumendo tutte le preoccupazioni sul Congresso che da domani aprirà le porte di Verona a sigle pro life e anti-Lgbt.

La denuncia di Amnesty

A preoccupare l’organizzazione umanitaria per la difesa dei diritti umani, sono in particolare due aspetti.
L’affermazione che la “famiglia naturale” composta da un genitore uomo e da un genitore donna sia la “sola unità stabile e fondamentale della società” e quindi il rifiuto del riconoscimento di diritti civili a configurazioni familiari al di fuori della coppia eterosessuale unita in matrimonio.

L’equiparazione, da parte di alcuni partecipanti stranieri, dell’interruzione volontaria di gravidanza all’omicidio.
La patologizzazione dell’omosessualità e della transessualità e di tutte le forme di orientamento sessuale e identità di genere non ascrivibili a maschio/femmina eterosessuale e il rifiuto del pieno riconoscimento dei diritti civili alle persone che manifestano queste identità.

Evento incompatibile con le istituzioni

“Programma, obiettivi e relatori coinvolti – si legge nella nota – caratterizzano chiaramente l’incontro di Verona come un evento ostile ai diritti umani, in particolare ai diritti sessuali e riproduttivi e ai diritti delle persone Lgbti; un evento che non dovrebbe essere sostenuto da alcuna istituzione governativa, cui piuttosto spetta il dovere di garantire i diritti di tutte le persone”. Con queste parole Amnesty dichiara la propria presenza alle contromanifestazioni nei giorni del Congresso per ribadire: “sui diritti non si torna indietro”

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