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Gli omosessuali e gli adulteri da oggi potranno essere messi a morte per lapidazione: questa è una, la più clamorosa, delle misure previste dalla ‘sharia’, la legge coranica, entrata in vigore nel piccolo, ricchissimo sultanato del Brunei, nel Sud-est asiatico. Una svolta integralista che ha suscitato condanne da tutto il mondo e dagli attivisti per i diritti umani. E che ha creato shock nella comunità Lgbt dello staterello nel nord dell’isola di Borneo, che parla di “Medioevo”.

“Alle lesbiche 40 frustrate e 10 anni di carcere”

“Voglio vedere gli insegnamenti dell’Islam rafforzarsi in questo Paese”, ha dichiarato oggi, senza menzionare la sharia, il sultano Hassanal Bolkiah, in un discorso pubblico. In base al nuovo codice, la pena di morte si applica anche ad altri reati, oltre alla “sodomia” e all’adulterio, come lo stupro, la rapina, la blasfemia o l’insulto al profeta Maometto. Quanto ai rapporti sessuali fra lesbiche, la pena è differente rispetto ai gay: 40 frustate e fino a 10 anni di carcere. La frusta colpirà anche i colpevoli di aborto, mentre per il furto (non la rapina) si prevede l’amputazione della mano. La colpevolezza viene accertata solo nei casi di confessione o se gli imputati sono accusati da testimoni.

Il monito dell’Ue

Intanto l’Ue fa sentire la sua voce. “Alcune delle pene previste nel codice penale” in Brunei “equivalgono a torture, atti di trattamento crudele, inumano o degradante che sono vietati dalla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti che è stata firmata dal Brunei-Darussalam nel 2015″. Lo afferma il portavoce del servizio di azione esterna dell’Ue (Eeas). “E’ fondamentale che il governo del Brunei garantisca che l’attuazione del codice penale non violi i diritti umani e che sia pienamente coerente con tutti gli impegni e gli obblighi internazionali e regionali in materia di diritti umani intrapresi” dal sultanato. “L’Unione europea si aspetta anche che il Brunei mantenga la sua moratoria di fatto sull’uso della pena di morte”, conclude la nota.

La protesta dei Radicali

In Italia la protesta contro questa legge oscurantista viene dal Partito Radicale che in una nota dichiara:
“Il 3 aprile 2019, nella giornata dell’entrata in vigore del nuovo Codice penale del Brunei, che in nome della Sharia prevede la pena di morte per atti sessuali al di fuori del matrimonio e tra persone dello stesso sesso, ‘Nessuno tocchi Caino’ e il Partito Radicale manifestano in piazza della Madonna di Loreto a Roma“.
L’iniziativa è partita stamattina dalle 11 nel centro della Capitale.

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