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Bologna si conferma, ancora una volta, città dell’accoglienza e per i diritti. Dopo un mese circa, secondo quanto si legge nelle agenzie e nella stampa locale, dalla «firma dell’atto di nascita di un bimbo appena nato all’interno di una coppia omogenitoriale», il Comune compie adesso un ulteriore passo in avanti nel riconoscimento delle famiglie arcobaleno e, nello specifico, dei diritti dei bambini e delle bambine nate in esse.

Riconoscere i bambini più grandi

Il Comune ha infatti deciso di riconoscere «la “seconda genitorialità” di alcuni bambini più grandi, perché nati negli anni scorsi». La decisione riguarda ben quattro coppie di mamme. Le fonti sono ufficiali e autorevoli: «Il sindaco Virginio Merola, annuncia Palazzo D’Accursio, ha dunque firmato quattro atti di riconoscimento di bambini nati all’interno di coppie omogenitoriali» ben qualche anno prima, e «questo tramite il riconoscimento della “co-genitrice”, in seguito all’autorizzazione da parte della madre biologica».

In controtendenza rispetto al “governo del cambiamento”

Un bel passo in avanti, soprattutto rispetto alle ultime dichiarazioni del ministro della Famiglia Fontana, che ha negato l’esistenza delle coppie omogenitoriali: il “governo del cambiamento” le discrimina, per ora a parole (e si spera sia solo folklore politico), Bologna e la sua giunta invece le riconosce. Concretamente.

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