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Addio 2019: le 10 notizie lgbt+ più popolari dell’anno che sta per finire

E’ stato un anno intenso, sotti diversi punti di vista, per la comunità LGBT+ e per quella femminista che in diverse occasioni si sono ritrovate insieme nelle piazze virtuali e in quelle reali, continuamente sotto attacco da parte specialmente del fu governo giallo-verde. Lo dimostra una breve carrellata delle 10 notizie più lette, nel 2019, su Gaypost.it. Uno spaccato, una prospettiva che può servirci non solo a capire cosa ci lascia l’anno che finisce tra qualche ora, ma forse anche da dove ripartire nel 2020, anche dal punto di vista dell’informazione.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono le Top 10 del 2019:

1) Il Congresso delle Famiglie che si è tenuto a Verona a marzo scorso ha provocato non poche polemiche sia da parte della comunità lgbt, sia da parte dei movimenti femministi che, proprio nel giorno del Congresso, hanno riempito le strade di Verona con decine di migliaia di persone accorse a dire “no” ad una visione omofoba e sessista della società. Uno dei “no” che hanno avuto più eco è stato quello dell’Università che si è rifiutata di ospitare il congresso: qui la notizia.

2) Il 2019 non ha fatto eccezione rispetto agli anni precedenti in termini di violenza sulle donne e di femminicidi. Fatti che, purtroppo, continuano ad essere raccontati con un linguaggio improprio e facendo implicitamente riferimento ad un immaginario tossico, fonte primaria di violenze. Uno degli esempi più eclatanti è stato l’omicidio di Elisa il cui carnefice è stato definito “un gigante buono”. Qui la notizia.

3) Oltre 40 piazze da nord a sud hanno raccolto centinaia di migliaia di persone lgbt+ e alleate che sono tornate a marciare in una lunghissima stagione dei Pride per chiedere uguaglianza, reclamare diritti e reclamare autodeterminazione: è stata l’Onda pride 2019 nell’anno dei 50 anni dai moti di Stonewall.

4) E’ notizia di qualche giorno fa ma la sua eco è stata ampissima. Un tweet di J.K. Rowling in difesa di una donna licenziata per il suo atteggiamento anti-trans ha scatenato una polemica internazionale attorno all’autrice di Herry Potter. Qui la notizia.

5) Non passa anno (purtroppo, a volte, neanche settimana) senza che si registri una nuova uscita omofobica da parte di un qualche esponente politico. Un esempio di quello che il nostro ceto politico è in grado di esprimere ce lo ha fornito Giancarlo Cerelli, segretario della Lega di Crotone. Qui la notizia.

6) Abbiamo già parlato del Congresso di Verona. Una delle ragioni per cui la polemica è stata così aspra è stato il patrocinio concesso dal Governo all’evento. Una cosa ritenuta scandalosa e fuori luogo e su cui perfino Conte ha dovuto esprimersi. In difesa del patrocinio, l’ormai ex ministro Fontana, che del congresso è stato uno dei principali sponsor politici. Una vicenda mai chiarita del tutto, quella del patrocinio, di cui ricordiamo un passaggio cruciale: eccolo.

7) Mentre scriviamo, Marta Cartabia siede sullo scranno più alto della Corte Costituzionale: è la prima donna a ricoprire quel ruolo. Ma durante la crisi di governo dell’estate scora il suo nome era circolato come possibile prima premier donna. Sicuramente il 2019 le ha portato fortuna: qui la notizia.

8) Ci sono episodi che vengono vissuto con un sentimento di rivalsa collettivo: quella volta in cui, invece di subire, qualcuno si è alzato ed ha reagito. Come nel caso della donna che è diventata famosa per avere spintonato un noto prete omofobo davanti a 50 mila fedeli. Qui la notizia.

9) Non che la comunità Lgbt+ non lo conoscesse già, ma nel 2019 il senatore Simone Pillon ha certamente avuto un picco di popolarità. Le ragioni sono soprattutto due: il suo ddl sull’affido condiviso, contro il quale le donne di tutta Italia hanno riempito le piazze per mesi, e la sua proposta di legge contro le famiglie arcobaleno che prevede, addirittura, la prigione. Qui la notizia.

10) Nel 2019, com’è noto, è caduto il governo giallo-verde. In pieno agosto l’ex ministro dell’Interno Salvini ha deciso di staccare la spina. Non è questa la sede per entrare nel merito della vicenda, naturalmente. Ma dalla crisi agostana è nato l’attuale governo che contra tra le sue file la ministra Elena Bonetti, nominata in quota PD e poi migrata in Italia Viva con Renzi. La sua nomina alle Pari Opportunità e alla famiglia è stata vissuta con un certo sollievo, data l’esperienza con il predecessore Fontana. Qui la notizia.

Prima di dire addio al 2019

E’ doveroso, però, ricordare anche che questo è stato l’anno di #Odiareticosta, una potentissima campagna contro l’odio sul web lanciata dall’avvocata Cathy La Torre e alla filosofa Maura Gangitano; che pochi mesi fa è approdata in Commissione Giustizia della Camera una legge contro l’omo-bi-transfobia, a firma dell’on. Zan e che dovrebbe essere discussa nel 2020 (che sia la volta buona?); che è stato l’anno in cui la comunità lgbt+ ha perso una voce autorevole e dolce come quella di Delia Vaccarello; che nel 2019 è stato eletto il primo sindaco trans d’Italia e il mondo ha celebrato i 50 anni dai moti di Stonewall con un gigantesco World Pride a New York e che, infine, neanche quest’anno le famiglie composte da due papà e da due mamme hanno trovato un riconoscimento legale. Ma di questo abbiamo già parlato nella lettera a Babbo Natale.

E adesso, via ai festeggiamenti!

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