La decisione del comune lombardo, che ha trascritto l’atto di nascita di una bimba figlia di due papà includendo entrambi i nomi dei genitori, ha provocato diverse reazioni. Per il senatore Sergio Lo Giudice (PD) si tratta di “un altro passo di civiltà verso l’affermazione del principio dell’interesse del minore al riconoscimento della propria realtà familiare. Un altro tassello verso una società che rispetti davvero la pluralità delle famiglie“.

Le sentenze che hanno tracciato la strada

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Il senatore Sergio Lo Giudice

“Già la Corte d’Appello di Trento aveva riconosciuto il legame genitoriale di entrambi i papà” ricorda il senatore dem. Lo Giudice ricorda che quella pronuncia non aveva a che fare con la cosiddette stepchild adoption, “ma riconosceva il certificato di nascita di un altro Stato attestante la doppia paternità di nei confronti di un bambino nato attraverso la gestazione per altri”. E prima di Trento, la Corte di Cassazione si era espressa nella stessa direzione, nel 2016, con una sentenza che dichiarava “l’assenza di contrarietà all’ordine pubblico, l’interesse prioritario del minore, l’indifferenza delle tecniche di procreazione assistita utilizzate” ricorda Lo Giudice.

Per il senatore, quella del comune lombardo è “una decisione di civiltà, che segna la distanza dal caso opposto di Perugia, dove l’amministrazione continua a lasciare senza riconoscimento anagrafico un bimbo nato in Spagna da due mamme, un’ostinazione la cui distanza dal bene reale dei minori trova conferma nella bella notizia di oggi”.

“La prova che il sindaco di Perugia è in malafede”

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Stefano Bucaioni

Sulla vicenda di Perugia, lo stesso Lo Giudice insieme ad altre colleghe senatrici, aveva presentato un’interrogazione al ministro Minniti chiedendo che emanasse una circolare sulla base della quale tutti i comuni potessero uniformare le loro decisioni su casi come questo.
E non è un caso che sulla vicenda interviene anche il presidente dell’associazione perugina Omphalos, Stefano Bucaioni.

“Questo nuovo caso lombardo è l’ennesima dimostrazione che il sindaco di perugia Romizi è in malafede e tenta di coprire le sue scelte politiche e i suoi errori mettendo in mezzo pareri e procedure che nel resto d’Italia sono da tempo superati – dichiara Bucaioni a Gaypost.it -. I sindaci che applicano la legge e le sentenze trascrivono senza problemi, è ormai un dato di fatto. Romizi è ostaggio di una parte reazionaria e ultracattolica della sua maggioranza. Speriamo solo che la parte liberale abbia presto uno scatto d’orgoglio“.

L’appello a Minniti di Famiglie Arcobaleno

Soddisfazione per il caso lombardo esprime anche Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno che allo stesso tempo di dice “preoccupata per il caso di Perugia”. “Tutto ciò conferma come una legge che tuteli i nostri figli e le nostre figlie, sia necessaria e urgente – aggiunge Grassadonia -. Sollecitiamo inoltre un intervento da parte del Ministero dell’Interno, che fornisca a tutti i Comuni italiani, anche con una circolare, indicazioni adeguate per uniformare le prassi e assicurare l’osservanza della giurisprudenza della Corte di cassazione e eguaglianza di tutele in tutta Italia”.