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Non c’è pace per la comunità Lgbt+ ugandese, neanche dopo aver valicato i confini ed essere approdati in un campo rifugiati in Kenya. A fare le spese dell’ondata di violenza contro le persone Lgbt+ è stato un ragazzo trans al quale, nel campo profughi e in pieno giorno, hanno provato a tagliare il collo, è stato preso a pugni e i suoi genitali sono stati esposti.

IL CAMPO DI KAKUMA

A seguito delle politiche ugandesi che Gaypost sta seguendo con attenzione da settimane, l’uomo, che vuole rimanere anonimo, ha cercato riparo nel rifugio di Kakuma, campo rifugiato keniano. Al momento avrebbe ricevuto cure mediche scarse e inadeguate, secondo quanto riporta PinkNews.
Nel campo ha ricevuto diverse minacce per il fatto di essere trans. Al momento sarebbe ricoverato in condizioni stabili, anche se parrebbe che l’unica cura che gli sia stata fornita sia stato del banale paracetamolo. Ha spiegato che la sua vita è in pericolo e come la sua, anche quella degli altri rifugiati Lgbt+.
La violenza che ha subito è solo l’ultima di una serie di incidenti che stanno colpendo la comunità Lgbt+ ugandese che la minaccia di una legge che reintroduca la pena di morta sta spingendo a cercare asilo in Kenya.

Kakuma è una piccola città nel nord-ovest del Kenya e il campo profughi cittadino è uno dei più grandi del paese. Mentre molte persone cercano rifugio tra i suoi reparti di plastica e tra le sue baracche, per la comunità Lgbt+ sta diventando una vera e propria prigione.
Il campo è co-gestito dalla UNHCR, il governo keniota e il dipartimento keniota per i rifugiati.

IL RACCONTO DELLA VITTIMA

Dopo che i suoi genitori hanno cercato di ucciderlo, è scappato dall’Uganda cercando riparo nel campo. «Qui gli operatori sono riluttanti ad aiutare, se sei parte della comunità Lgbt+ non ti aiutano molto – racconta- . Le persone della comunità subiscono abusi giornalieri dai volontari del campo».
L’uomo è stato aggredito da un gruppo di omofobi: «Ho ferite al collo perché chi mi ha aggredito ha usato un coltello per cercare di sgozzarmi, mi hanno preso a pugni nello stomaco e hanno strizzato i miei genitali».

Sanguinante, è andato all’ospedale del campo per cercare di essere soccorso. Ma invece di riceverlo si è visto servire, come già detto, del semplice paracetamolo. Per ricevere cure migliori è dovuto andare in una clinica rurale lì vicino.
Gli aiuti, nel campo, sono forniti da diversi gruppi umanitari, ma quelli legati alla salute sono forniti dall’International Rescue Committee.
Secondo l’UNHCR i servizi medici sono limitati all’essenziale.

LA DURA SITUAZIONE DEGLI UGANDESI

Per il protagonista di questa storia drammatica, l’essere senza documenti peggiora la situazione. A lui e ad altri: «Abbiamo molte difficoltà come rifugiati Lgbt+». I rifugiati sono spesso stati minacciati con la violenza, sono presi in giro e anche presi a colpi di pietre: vivono nella paura.
Molti di loro sono stati rifiutati dalle famiglie e costretti a cercare rifugio in Kenya. In Uganda, come Gaypost denuncia da tempo, negli ultimi mesi la situazione è nettamente peggiorata.

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