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Ricordate il referendum per abolire le unioni civili? Ecco com’è andata a finire

Ve li ricordate? Eugenia Roccella, Lucio Malan, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi: tutti in fila durante una conferenza stampa tenuta alla Camera dei Deputati ad annunciare che ci sarebbe stato un referendum per chiedere l’abolizione di tutta la parte della legge 76/2016 che riguarda le unioni civili, lasciando in piedi solo le convivenze.

Una “ritrovata unione del centrodestra”, avevano proclamato i promotori del referendum quel giorno. Era il 26 maggio 2016 e la Gazzetta Ufficiale pubblicava il testo del quesito referendario. Timbrati imoduli appositi, i promotori avevano tre mesi di tempo per raccogliere le 500 mila firme attualmente previste per poter chiedere l’indizione del referendum.
Di mesi, dalla pubblicazione in Gazzetta, ne sono passati più di quattro e del referendum non si hanno più notizie. Inoltre, il termine prescritto dalla legge per la presentazione della richiesta di referendum (quindi, comprese le firme) è il 30 settembre. E basta curiosare sul sito del senatore Giovanardi o su quello dell’onorevole Roccella per ritrovarsi davanti al silenzio più assoluto.

Saremo i soliti malpensanti, ma certo è strano che, a quattro mesi dalla pubblicazione in Gazzetta, tutto taccia. La deduzione è che le 500 mila firme non siano state raccolte e che il referendum non ci sarà.
In sostanza, tutti quei parlamentari, supportati da tutte quelle associazioni e movimenti che agitano catastrofi sulla “famiglia tradizionale”, le testate che li supportano, i presunti 400 sindaci di Gandolfini, non sono riusciti a mettere insieme 500 mila persone interessate ad impedire alle coppie gay e lesbiche di unirsi civilmente.

C’è di più. Scaduto il termine del 30 settembre, la richiesta di referendum può essere presentata l’anno successivo, ma non nell’anno che precede la scadenza del mandato parlamentare. L’attuale parlamento terminerà il suo mandato nel 2018, quindi nel 2017 non possono essere presentate richieste di referendum.
Insomma, dite addio al tentativo di abolire le unioni civili con il voto popolare. Forse è davvero giunto il momento di dedicarsi a quelle “altre priorità” tanto sbandierate per settimane, per mesi, prima che la legge venisse approvata.

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