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Australia: il “sì” al matrimonio egualitario precipita nei sondaggi

L’ottimismo del fronte del “sì” al voto postale australiano sul matrimonio egualitario sta subendo un duro colpo. Sebbene ancora in maggioranza, infatti, i voti a favore del matrimonio per le persone dello stesso sesso sembrano diminuire. Secondo un sondaggio diffuso da Newspoll i “sì” sarebbero passati dal 62 di agosto scorso al 57 per cento di adesso.

Un calo omogeneo

Il calo si registra anche all’interno delle singole forze politiche. Per esempio, tra gli elettori del partito Laburista, i consensi sono passati dal 75 al 70 per cento, mentre tra chi sostiene la Coalizione si passa dal 55 al 47 per cento di elettori disposti a votare “sì”.

Cos’è successo?

La stampa australiana addebbita il calo a due fattori. Il primo è una campagna troppo invasiva dei sostenitori del voto favorevole. Pare, infatti, che gli australiani non abbiano gradito l’invio di SMS e email in massa. Lo stesso vale per alcune azioni dimostrative abbastanza eclatanti, come l’irruzione ad un evento dei sostenitori del “no”, che si è tenuto a Melbourne, con tanto di bacio sul palco tra due ragazze e l’esposizione di uno striscione con scritto “bruciamo le chiese non i queer” e il simbolo del movimento anarchico accanto.

I dubbi degli australiani

Il secondo sarebbe la capacità del fronte del “no” di instillare il dubbio negli elettori. Secondo Newspoll, infatti, in molti stanno cominciando a sospettare che una legge a favore delle coppie gay e lesbiche possa rischiare di ridurre la libertà di coscienza e di parola su questi temi.  Questo si deve alla campagna dei contrari al matrimonio egualitario. Un altro rischio che i contrari stanno instillando negli elettori riguarda la libertà di culto. Per queste ragioni, secondo i sondaggisti, i contrari al matrimonio egualitario sono passati dal 30 per cento al 34 per cento.

Solo una strategia

Il sostenitori del “no” chiedono che il parlamento chiarisca cosa davvero conterrà un’eventuale legge sul matrimonio per tutti e tutte. Secondo i commentatori, però, l’intenzione non è ottenere rassicurazioni, ma seminare il dubbio tra gli elettori per spingerli a votare contro. Una strategia molto sottile che sembra stare funzionando.
Com’è noto, il voto avviene via posta, è iniziato lo scorso 12 settembre e di protrarrà fino a novembre. L’esito della consultazione non è vincolante per il parlamento.

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