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Pestato mentre aspetta il tram, ancora un’aggressione a Milano

Ancora un’aggressione a sfondo omofobico. Succede a Milano, intorno al 18 settembre, ma viene denunciata dal ragazzo aggredito solo ieri, il 20, sulla sua bacheca su Facebook: «Oggi vi vorrei raccontare una storia, che chiunque può condividere e che purtroppo è la realtà e non una delle solite fake news» scrive Samuele Megna, venti anni e studente. «Tre giorni fa all’ora di pranzo sto andando a lezione e aspetto il tram a Porta Romana come ogni giorno, quando un ragazzo che non conosco mi urta mentre era al cellulare e non si è scusato. Così gli ho detto “guarda dove vai!”». Da lì, la brutale reazione.

L’aggressione in pieno centro

L’aggressore gli grida addosso: “Frocio di merda cosa vuoi?” e si mette ad insultare Megna. Il ragazzo continua così il suo racconto «Continua ad insultarmi, sputandomi più volte addosso davanti a tutti, in pieno centro a Milano. Nessuno fa nulla, nessuno reagisce; decido di andarmene, per evitare altri problemi». Ma ciò non è sufficiente: «Lui, non contento, mi segue, dicendomi “ti seguo fino a casa sai!” Io gli rispondo “guarda, io sto solo andando a lezione, tu cosa diavolo vuoi da me?”. A questo punto mi sbatte a terra, tirandomi due pugni in faccia e poi un calcio su un fianco». Il ragazzo prova a difendersi, ma invano. E dei presenti nessuno ha fatto nulla per fermarlo.

La vittima e le conseguenze dell’aggressione

Le conseguenze sul corpo e la psiche

Le conseguenze sono pesanti, innanzi tutto per quanto riguarda il piano fisico: «C’è una frattura scomposta della mascella per la quale dovrò essere operato e mi sarà messa una piastra di titanio che ci rimarrà per il resto della mia vita, oltre alle numerose ferite sulle ginocchia e a un grosso livido sul fianco sinistro» scrive Samuele. E poi, le ferite nell’anima, quelle che sono ancor più difficili da guarire: «La sua faccia resta indimenticabile», scrive ancora. «Psicologicamente cosa ho provato? All’inizio ho avuto molta, molta paura di tornare lì, lo ammetto. Paura di aspettare di nuovo il tram, a quell’orario preciso, non volevo dire nulla a nessuno, volevo far finta di essere caduto dalle scale».

Il coraggio di denunciare

All’inizio, proprio per quella paura, Samuele non voleva denunciare l’accaduto. «Poi ho riflettuto e penso che il mondo debba sapere. Io so di non essere solo, so che si può e si deve combattere l’omofobia. L’Italia può essere migliore» si legge ancora, ricordando che «il silenzio serve solo a peggiorare le cose». E identifica le ragioni culturali di questa violenza, la giovane vittima, in quel «populismo con cui veniamo infettati ogni giorno da parte di certi politici che predicano razzismo e valori che esistono solo per loro, per fini di sola propaganda». Samuele ha deciso di scegliere il coraggio: «Tornerò a prendere il tram a quell’ora, io andrò a lezione e vivrò la mia vita nella normalità perché adesso sono più forte». Non si può che stargli accanto, mentre aspetta il tram. Mentre va avanti, a testa alta, nella sua vita.

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