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Non si placano le proteste per il caso di UCI Cinemas, il circuito di sale cinematografiche che ha deciso di proiettare uno spot contro la gestazione per altri promossa da una nota organizzazione omofoba e per cui noi di Gaypost.it abbiamo scritto una lettera aperta. Eppure, nessuna risposta è pervenuta rispetto alle richieste di chiarimento sulla pubblicità in questione.

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Una sala Uci Cinemas

Sui social, intanto, la polemica è rovente: «Favorire le discriminazioni non aiuta! Uci Cinemas avete perso un cliente!» protesta Salvatore, su Twitter. E sempre tra i cinguettii possiamo segnalare anche quello di Alessandra: «Scandalosi Ucicinemas! Le sale devono essere libere da propagande che vanno contro l’idea di libertà dell’arte stessa»; o di Manekistra, che tuona: «Per il suo sostegno ad associazioni omofobe e misogine e la diffusione di propaganda fascista, dichiaro cestinata la tessera».

Il caso ha ricevuto pure le attenzioni del quotidiano di Confindustria. Sul Sole 24 Ore, infatti, in un articolo di Francesco Dell’Acqua ci si chiede: «Il punto non è se sia giusta o no la GPA, se sia giusto o no quello spot e quanto afferma, o come lo afferma (anche se molto ci sarebbe da dire). Sono entrambi temi complessi che non si risolvono con un post. Il punto qui è un altro: è il cinema, il posto adatto dove far passare uno spot sulla gestazione per altri così posizionato ideologicamente? Un argomento così difficile e divisivo, messo lì, tra un trailer di Vacanze di Natale 2020 e la pubblicità delle lenti a contatto? E’ questo il modo di trattare il tema? Trenta secondi, unilaterali, senza contraddittorio, su una pratica che nel nostro Paese è per giunta vietata?»

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Il sostegno di Forza Nuova

Ovviamente non tutti la pensano come le persone che si sono indignate per una campagna ideologica e orientata in senso antigay. Tra gli endorsement allo spot non possiamo fingere di non notare quello, di certo non ideologicamente neutrale, di Forza Nuova che recita: «Le lobby gay si stanno scatenando contro UCI Cinemas dopo che hanno ritrasmesso lo spot ProVita contro l’utero in affitto».

Di certo è singolare il silenzio dell’azienda, che si vanta per altro, come si legge sul suo sito, di essere «uno dei più grandi gruppi cinematografici a livello mondiale». Evidentemente non si è capito, nella stanza di chi prende le decisioni in relazione alla programmazione delle sale, pubblicità inclusa, che ad andare a vedere i film non c’è soltanto chi si riconosce in un quel tipo di messaggio, ma anche le persone Lgbt, le famiglie che riescono a crearsi e quelle da cui provengono. Forse è una fetta di mercato a cui hanno deciso di rinunciare. Il che è legittimo, per carità. Ma in quel caso, non stupirà se le proposte di boicottaggio delle numerose sale che hanno deciso di trasmettere lo spot, troveranno appoggio da parte del popolo arcobaleno del nostro paese e delle persone ad esso vicine.

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