Sessismo e razzismo in una sola volta. Lo abbiamo visto, pensate un po’, sabato pomeriggio nello studio di Rai Uno, il primo canale della TV pubblica, quella pagata con i soldi di tutti, quella che dovrebbe fare servizio e invece alimenta pregiudizi. Se non fosse che l’Unar sta attraversando un momento difficile, per usare un eufemismo, ci sarebbe da rivolgersi proprio all’Ufficio contro le discriminazioni razziali del governo (Ah, ringraziate le Iene anche per questo).
Sabato pomeriggio, dicevamo. Durante la puntata di “Parliamone sabato”, all’interno di “La vita in diretta” condotto da Paola Perego, si è a lungo disquisito del perché le donne dell’Est Europa siano, per gli uomini, meglio di quelle italiane. In studio, a discettare dell’argomento, niente meno che Fabio Testi.
Ecco il cartello apparso sullo schermo durante la discussione.

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I commenti sui social

Pensavamo che una cosa del genere si commentasse da sola. E invece, in giro sui social network, sotto le condivisioni giustamente indignate di molte persone (una tra tante, Flavia Perina) si leggono commenti come “Non è affatto vero perché ci sono ciccione , zozzone, e piacciono perché non tutte ma la gran parte sono di facili costumi“, oppure “Molto meglio le cinesi, mangiano un ciotola di riso, non rompono, frignano ma poi gli passa“, o ancora “Sdrammatizziamo 😉 donne anche gli uomini dell’est hanno il loro perche’…provateli”.

Commenti scritti sia da donne che da uomini, è bene chiarirlo, e che spiegano chiaramente come messaggi del genere da una parte rispondano ai “gusti” di una fetta della popolazione e, dall’altra ne alimentino i pregiudizi razziali (i popoli provenienti da una certa area geografica identificati con comportamenti e attitudini precise) e di genere (la componente femminile di quei popoli). Un modello di donna proposto come “migliore” perché obbediente, devota, con corpi scultorei anche dopo il parto, sexy e sempre pronta a soddisfare le fantasie del marito. Ci mancava solo Carlo Verdone / Enzo con la valigia piena di collant di seta, direzione Cracovia, e il viaggio indietro di quarant’anni era servito.

Una volta la TV pubblica contribuiva al progresso culturale del paese (pensate: c’erano trasmissioni che insegnavano a leggere e a scrivere quando l’analfabetismo era un problema reale e molto diffuso), qui si limita a solleticarne gli istinti peggiori. Fa audience, porta pubblicità: il resto pare non importi.
La domanda è: la prossima volta che dovremo parlare di femminicidio, spiegheremo che sì, lui ha ammazzato lei, ma, diciamocelo, lei non aveva “il fascino delle donne dell’Est”? Giusto per prepararsi all’evento, ecco…

Le scuse del direttore



Sulle parole di Testi sorvoliamo: se proprio pensate di non potere fare a meno di quest’esercizio di sciovinismo da ventennio, potete leggerle sul Post.
Le reazioni a quella trasmissione non sono mancate, per fortuna, al punto che il direttore di Rai Uno si è sentito in dovere di chiedere scusa. Con un tweet.
Questa mattina, sul suo profilo Twitter, Andrea Fabiano ha scritto: “Gli errori vanno riconosciuti sempre , senza se e senza ma. Chiedo scusa a tutti per quanto visto e sentito a #ParliamoneSabato”.

Ecco, bene che sia stato riconosciuto, anche se “errore” pare riduttivo. Non è stato uno strafalcione: è stato lungamente preparato con tanto di grafica, ospiti in studio scelti perché avvalorassero quella tesi ecc. Insomma, altro che “errore”: si sono proprio impegnati per sbagliare. Se fossimo in tribunale, più che di errore verrebbe voglia di parlare di dolo. Ma detto questo, è anche previsto che si provi a porre rimedio? A chi ha commesso “l’errore” sarà chiesto conto e ragione? Le scuse saranno ripetute in TV, durante la stessa trasmissione, nella stessa fascia oraria? Giusto per essere sicuri che il fatto che sia stato “uno sbaglio” sia chiaro allo stesso pubblico che vi ha assistito, a tutte le donne, comprese quelle “dell’Est”, non per altro.

AGGIORNAMENTO: interviene la presidente Maggioni

Interpellata dall’Ansa, la presidente della Rai Monica Maggioni parla di “errore folle e inaccettabile”.  “Personalmente mi sento coinvolta in quanto donna, mi scuso” ha dichiarato la presidente. “Ogni giorno – sottolinea Maggioni – ci interroghiamo su quale immagine di donna veicoliamo, su come progredire, uscire dagli stereotipi. Poi accade un episodio come questo: il problema non è una battuta inconsapevole, ma la costruzione di una pagina su un tema del genere: è un’idea di donna che non può coesistere con il servizio pubblico”. “Per prima cosa – conclude – mi scuso. Poi come azienda cercheremo di capire come è nata una pagina di questo tipo“.