In Rainbow, Storie

“E’ un grande giorno per me, un giorno che ricorderò”. Così Sergio Lo Giudice, ex senatore Pd ed ex presidente di Arcigay commenta il momento in cui, ieri, il provvedimento di “adozione in casi particolari” dei suoi figli è passata in giudicato diventando, quindi, definitiva.

Sergio Lo Giudice è sposato con Michele Giarratano dal 2011, dopo una relazione durata cinque anni. Nel 2014 nasce il loro primo figlio, Luca, e nel 2016 la seconda, Alice. Entrambi grazie alla gestazione per altri fatta negli Usa.

“Non sono diventato il padre dei miei figli oggi: lo ero già. Lo sono dal momento in cui sono nati, come qualsiasi altro genitore. Dal punto di vista emotivo, questa sentenza non cambia nulla nel rapporto tra me e loro”.

Ma da oggi li guardi con uno sguardo più sereno.
Sì, sono più tranquillo perché loro sono più forti dal punto di vista sociale, giuridico e anche economico dato che hanno diritto alla successione ereditaria, quale che sarà. Da oggi i miei figli stanno dentro un sistema di tutele che agli altri bambini è garantito dalla nascita, ma che a loro era negato.

Cosa cambia, di fatto?
E’ una cosa importante per Luca e Alice. Da oggi hanno una maggiore sicurezza sociale e di relazioni. C’è una persona in più che è tenuta ad occuparsi di loro ed è riconosciuta la bigenitorialità: un’opportunità che finora gli era negata. E poi c’è un dato simbolico e sociale che ha il suo peso.

Cioè?
I miei figli fino a ieri vivevano in una famiglia non riconosciuta, oggi non è più così. Oggi la nostra famiglia è tale anche per la legge e questo è un elemento che li rafforza.
Siamo dentro ad una battaglia politica che ha degli alti e dei bassi, ma che in un momento in cui ci sono dei problemi con le trascrizioni dei certificati esteri o con il riconoscimento all’anagrafe, che si affermi la continuità dell’adozione del figlio del partner è una meta che fino a tre o quattro anni fa sembrava un obiettivo distante.

Quasi una prassi, ormai, anche se manca ancora una legge.
Oggi l’obiettivo non è una legge che riconosca l’adozione del figlio del partner anche se ancora avviene a macchia di leopardo. Certo, ci vorrebbe una riforma della legge sulle adozioni per tanti motivi. Ma quello che manca è una legge che estenda anche alle coppie dello stesso sesso il principio stabilito dalla legge 40 per le coppie eterosessuali: il riconoscere che la genitorialità intenzionale è valida tanto quanto quella biologica e quella adottiva. Accade con le coppie eterosessuali che fanno ricorso alla procreazione medicalmente assistita nelle quali il genitore non biologico è comunque genitore fin dalla nascita del bambino. Il fatto che questo non avvenga con le coppie dello stesso sesso è una discriminazione.

Quanto c’è voluto per arrivare a questo obiettivo?
In teoria cinque anni, ovvero da quando è nato Luca. Ma abbiamo aspettato che Alice avesse un paio di anni perché le sentenze tengono conto anche dei legami già avviato e consolidati. Per questo abbiamo iniziato un anno e mezzo fa ed oggi abbiamo raggiunto il traguardo che volevamo, coi tempi veloci del tribunale di Bologna. Una situazione molto diversa da quella di Milano, ad esempio, dove i tempi sono biblici e le richieste vengono spesso insabbiate.

Cosa significa, per una famiglia, affrontare l’iter della stepchild adoption?
La cosa fastidiosa è dovere andare davanti allo stato, a dire che vuoi diventare padre dei tuoi figli. Anche se nel nostro caso abbiamo trovato persone gentilissime e disponibilissime, ma vai comunque a chiedere che ti venga riconosciuto uno status che sai essere già tuo. E’ un’ingiustizia che altri debbano decidere se tu sei padre dei tuoi figli o no. Poi però la gioia di avere raggiunto l’obiettivo merita la fatica. Siamo abituati alle fatiche da decenni. Da qualche tempo anche ai risultati positivi.

Quando si discusse la legge sulle unioni civili eri senatore e Luca era già nato. Pensavate già di intraprendere questo percorso?
Aspettavamo di capire come sarebbe finita la legge. Che poi è andata come sappiamo. Abbiamo anche preso in considerazione l’idea di chiedere la trascrizione del certificato di nascita estero. Perché poi è questa la cosa paradossale: io non ero il padre di Luca e poi di Alice solo per l’Italia. Per gli Usa lo sono sempre stato e col passaporto americano potevo andare ovunque nel mondo, con loro. Tranne che in Italia.

E perché non avete chiesto la trascrizione? Diversi comuni lo fanno, anche Bologna.
Quella strada è accidentata, come ha dimostrato anche la sentenza delle Sezioni Unite. Per il bene dei bambini abbiamo scelto quella più sicura.

E’ la più sicura, ma è anche incompleta: non è comunque la stessa cosa dell’adozione piena o della genitorialità alla nascita.
No, non è la stessa cosa, ma cambierà anche quello. Arriverà una riforma della legge sulle adozioni, che ha 36 anni e fotografa una realtà molto diversa dall’attuale. Quando cambierà il colore politico del governo, si eliminerà questa assurdità che nega il pieno ingresso del bambino nella famiglia di origine del padre che adotta non riconoscendo nonni, zii e in alcuni casi neanche i fratelli. E’ cambiata la concezione della famiglia rispetto a quel contesto. Era l’epoca in cui ancora si distingueva tra figli naturali e figli legittimi. E’ cambiato il concetto di famiglia legata ai vincoli di sangue ed è sempre più evidente una realtà fatta di famiglie fondate su vincoli non biologici. E’ cambiato tutto, cambierà anche questo.

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