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Erano centinaia le persone che hanno raggiunto Fanad Drive, nel quartiere di Creggan, cuore di tenebra di Derry (o Londonderry, come si ostinano a chiamarla unionisti e inglesi). Si sono riunite tutte nel punto in cui stata uccisa Lyra Mckee, giornalista di 29 anni e attivista Lgbt, ferita a morte dai dissidenti repubblicani durante le rivolte della scorsa notte. Una veglia per Lyra. Non mancava nessuno: cattolici e di protestanti, la leader politica unionista del Dup, Arlene Foster e quella dei repubblicani dello Sinn Fein, Michelle O’Neill: incapaci da due anni di ricostruire all’ombra della Brexit un governo locale d’unità nazionale e, tuttavia, unite oggi almeno in una netta condanna della violenza e della New Ira.
Tra la folla in lutto c’era anche Sara Canning, la compagna di Lyra.

Una luce nelle nostre vite

Il viso è stanco, la voce è tremante. Sarebbe bello se servisse a qualcosa. Spiega. Se riuscissimo per una volta a non limitarci al cordoglio.
“La morte di Lyra non deve essere vana”. Prende un respiro profondo tra una frase e l’altra, è in debito di ossigeno, ma si impara a respirare nel lutto.
Le nostre speranze e i nostri sogni, il suo meraviglioso potenziale: spazzati via da un singolo barbaro atto“. Un colpo, vigliacco e cieco, mentre si riparava dietro un fuoristrada della polizia per raccontare da vicino quanto stava accadendo.
“Non si può sopportare” ripete Sara. “La morte di Lyra non può diventare inutile perché la sua vita era una luce nella vita di chiunque. La sua eredità vive nella luce che ha lasciato dietro di sé”
“Una morte senza senso” ha continuato Sara. “un’adorabile figlia, sorella, zia, amica”, Lyra era tutto questo oltre che un’instancabile attivista per la comunità Lgbtqi. Una morte che non si spiega ma che prima di tutto strappa a Sara una parte di sé: “La donna con cui avrei voluto invecchiare”

Prima giornalista uccisa dal 2001

Un episodio che riaccende i riflettori della paura su ciò che resta del conflitto nordirlandese: alla vigilia della commemorazione repubblicana della storica repressione della ‘Rivolta di Pasqua’ del 1916 e nel pieno delle più recenti fibrillazioni politiche sul confine legate alla Brexit.
Lyra è la prima giornalista uccisa nel Regno Unito dal 2001. Per la polizia non ci sono dubbi: “Crediamo si tratti d’un atto terroristico portato avanti da violenti dissidenti repubblicani”, ha detto Mark Hamilton, numero due del comando delle forze dell’ordine in Irlanda del Nord. “La nostra valutazione è che dietro tutto questo ci sia New Ira”, ha proseguito Hamilton. Vale a dire la sigla nata nel 2012 per radunare gli eredi delle frange più oltranziste separatesi a suo tempo dalla vecchia Provisional Ira dopo aver rifiutato gli accordi di pace del Venerdi’ Santo 1998. Frange in cui il furore ideologico s’intreccia col rifiuto di rinunciare al potere delle armi per interessi di criminalità comune. E che, pur non avendo a che fare direttamente con le vicende della Brexit, potrebbero approfittare delle tensioni alimentate dal cammino verso l’uscita dall’Ue per strumentalizzarne le tensioni e allargare il proprio spazio di manovra.
Unanime, ad ogni modo, la condanna a Londra e a Dublino. Come pure Bruxelles, da dove il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha chiesto giustizia per la reporter uccisa.
Una luce, un ragazza piena di passione per il bene comune. “Una promessa del giornalismo investigativo britannico”, come notano i media, militante del movimento Lgbt, autrice di libri e inchieste sulle code del conflitto nordirlandese, inserita fin dal 2016 da Forbes nella lista dei reporter under 30 più influenti d’Europa.
Una luce s’è spenta.

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