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Dai discorsi in aula, alle minacce. Dalla richiesta di una commissione, già schierata, all’evocazione della Procura. A Milano la discussione sulla trascrizione dei certificati dei bimbi con due papà si fa incandescente. Dopo la discussione in aula consiliare di lunedì scorso, oggi è il consigliere di Forza Italia Matteo Forte a riaprire la questione.
“Sala non metta i consiglieri di fronte al fatto compiuto, costringendo qualcuno di noi a rivolgersi alla Procura per aver dato pubblicità ad un reato previsto dal nostro ordinamento”, dichiara Forte secondo quanto riporta il Giornale.

La spaccatura di lunedì

Due giorni fa si era consumata una spaccatura nella maggioranza di Palazzo Marino con un consigliere della lista civica del Sindaco e una del Pd che avevano usato parole molto forti nei confronti dei padri gay. Poi Sala aveva replicato, spiegando che il tema sarebbe stato affrontato in giunta per dare un indirizzo politico e poi sarebbe stata convocata l’aula.
Secondo Forte, però, Sala “o non conosce la legge o mente per giustificare un atto che a sua volta è penalmente rilevante. Infatti l’art. 12, comma 6, legge 19 febbraio 2004, n. 40 febbraio 2004, n. 40, prevede la sanzione penale della reclusione da tre mesi a due anni e la multa da 600mila euro a un milione nei confronti di “chiunque, in qualsiasi forma, realizza organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità”. Da qui la minaccia di ricorrere direttamente alla Procura.

La sentenza del Tribunale

Su Sala, però, pende una sentenza del Tribunale che gli impone di rettificare l’atto di nascita di una bimba, aggiungendo anche il nome del secondo papà. Come possa essere penalmente rilevante eseguire la decisione di un giudice e cosa c’entri questo con la “pubblicità” della gestazione per altri, è una cosa che Forte non spiega.

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