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Il nazismo imperante, il divario tra ricchi e poveri, le conquiste civili a un passo dalla loro cancellazione. Nel mirino sempre loro: persone di colore, donne, persone lgbtqi. Non è però la fine di tutto. Può essere un nuovo inizio, come racconta a The Guardian lo storico attivista George Lakey, un giovane uomo di 81 anni, gay, infaticabile sostenitore di tutte le cause non violente – dai minatori inglesi ai monaci singalesi, e ovviamente il matrimonio egualitario e le Primavere arabe – è tra i padri nobili di Occupy Wall Street («Pensano che sia anarchico, io semmai sono attratto dalla socialdemocrazia alla norvegese»). Non parla mai di “crisi” nel suo lungo colloquio, ma di “opportunità”.
“Questo momento è una grande opportunità”. Grande. “Sono fortunato, ho 81 anni e mi sento benissimo, posso partecipare a questo processo politico perché è la più grande opportunità che abbiamo per arrivare a un cambiamento

La crisi una rinascita

La crisi che stiamo vivendo non può essere vista soltanto in maniera così devastante. “Crisi” lo dice l’etimologia della parola: è un’opportunità, un momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita. Dopo l’ora più buia della notte c’è sempre l’alba. La luce è in questo colloquio con Lakey in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro pubblica dalla casa editrice Melville House “How We Win: A Guide to Nonviolent Direct Action Campaigning” (“Come vinciamo: guida alle campagne nonviolente di azione diretta”).

“Sembra di rivivere negli anni 60”

È dagli anni 60 che non si presentava un’opportunità così importante per fare un vero cambiamento, dice Lakey: “C’era questo clima di polarizzazione anche negli anni 60 e 70. Abbiamo visto la rinascita della parte più nazi dell’America, il Ku Klux Klan predominava. La National Rifle Association faceva numeri da capogiro. È stato un grande momento per l’estrema destra, certamente, ma anche l’estrema sinistra”
Viviamo un tempo dove le brutture affiorano in superficie. Eppure nello stesso momento ci si presenta un momento di maggior cambiamento che non possiamo ignorare”

La miglior difesa è l’attacco

A partire dai primi anni ’80, i liberal e i progressisti negli USA svilupparono un atteggiamento difensivo. Quando l’élite economica iniziò il suo feroce contrattacco, simboleggiato dal licenziamento dei controllori del traffico aereo da parte del presidente Reagan nel 1981, per sconfiggere il loro sindacato, la maggior parte dei principali movimenti progressisti degli anni ’60 e ’70 diventò reattiva. Essi decisero di concentrarsi sul mantenere le conquiste già ottenute”
L’unica eccezione si ritrova nel movimento Lgbtqi che non si è mai piegato a una logica di difesa ma di offesa. La miglior difesa è l’attacco. “Ricordiamo che anche Barack Obama era contrario al matrimonio egualitario nel 2012. I democratici per anni hanno avuto paura di avvicinarsi alle nostre cause “perché poteva risultar tossico associare loro stessi alle direttamente al sostegno della comunità Lgbt”

Imparare dalla storia Lgbt

Le persone Lgbtqi, spiega Lacey, non si sono mai fermate ma sono rimaste sull’offensiva e hanno continuato ottenere vittorie. Mentre gli altri – lavoratori, diritti civili, donne, riformatori della scuola – vedevano l’erosione delle loro conquiste, le persone gay, lesbiche, trans: “forti della loro indipendenza organizzavano campagne, proteste non violente, prendevano di mira iniziative pericolose per la comunità. Lo facevano perché non potevano fare altro e perché sono sempre rimasti fedeli alla propria storia”. La più grande paura di Lakey, l’unica che emerge da questo colloquio, è quella che la gente possa non voler più ascoltare: “Abbiamo una profonda avversione, difficilmente riusciamo a imparare della nostra storia”.

Finché i giovani si suicideranno ci sarà lavoro da fare

“Proprio per questo penso sia giunto il momento di agire. Abbiamo avuto a che fare per centinaia di anni con l’oppressione. Guardate quanto abbiamo ottenuto. Non possiamo fermarci, lo insegna la storia. Dagli anni 20, dalla Repubblica di Weimar in Germania, con un fortissimo movimento di liberazione gay e un ottimo lavoro degli intellettuali. Poi il buio: i campi di concentramento, le persecuzioni. Non sto dicendo che tornerà il nazismo, ma dico che il movimento ha ancora tanto lavoro da fare. Fino a quando moltissimi adolescenti gay continueranno a suicidarsi, ci sarà moltissimo lavoro da fare”.
E aggiunge: “Questo non vuol dire che io non sia triste ogni mattina mentre leggo i giornali, è stressante vedere quanto siamo incattiviti, aggressivi verso il prossimo, proiettiamo il nostro dolore sugli altri. Eppure, trascurare questa opportunità può voler dire soltanto sperimentare il dolore. Sarebbe una grande sconfitta per tutte e tutti”.
Ripartire da qui, dice Lakey, adesso. Del resto quante volte la fine è stata un inizio, quante? Quante volte il cataclisma è stato una benedizione, perdere una mano è stato il giorno in cui si è cominciato a usare l’altra, usarla davvero.

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