Dal 1988, l’11 ottobre si celebra il Coming Out Day, l’importanza di “uscire dall’armadio”, di dichiarare apertamente la propria identità di genere e/o il proprio orientamento sessuale. Un momento che segna la svolta nella vita delle persone lgbt: il coming out cambia tutto. Cambia il modo di rapportarsi con gli altri, il modo di vivere sé stessi, il modo di immaginare la propria vita. Finalmente si può essere apertamente sé stessi, senza nascondersi. A volte tutto fila liscio, altre volte no.

#HoQualcosaDaDirvi

“Ho qualcosa da dirvi” è una delle frasi con cui di solito inizia il coming out con la famiglia, con gli amici e le amiche, con i colleghi e le colleghe. Ed è anche la frase che Arcigay ha scelto per la campagna lanciata proprio in occasione della giornata che si celebra oggi. Diventata hashtag, #HoQualcosaDaDirvi, la frase introduce video, immagini social e manifesti che da oggi sono affissi in diverse città d’Italia e che raccontano proprio le esperienze di ragazzi e ragazze che hanno “detto qualcosa” a chi li circonda. “La campagna #HoQualcosaDaDirvi – spiega l’associazione – non si limita a descrivere un unico episodio di esternazione, ma racconta con delicatezza la stessa esternazione fatta in contesti differenti”.





“Abbiamo immaginato e concretizzato attraverso video, manifesti, volantini, cartoline social il coming out a casa, quello a scuola, con gli amici, e nel corso di attività sportive. Sui manifesti c’è un QRcode che qualunque passante può riprendere con il proprio smartphone e avere accesso immediato all’intera galleria video“.

Come partecipare

Chiunque può partecipare alla campagna, in diversi modi. Il più immediato è applicare il motivo con l’hashtag sulla foto del proprio profilo di Facebook. Ma si può anche girare un video, sull’impronta di quelli pubblicati da Arcigay, in cui si racconta il proprio coming out. Non necessariamente il primo in assoluto, naturalmente. Chi vuole, può anche approfittare dell’occasione per rivelare qualcosa che finora non ha detto a nessuno. Qualcosa che fa fortemente parte di sé e che finora è rimasto nell’ombra. Un modo per liberarsi, insomma. ”
“Senza paure, senza timori – si chiude la nota dell’associazione -, nell’ombra facciamoci stare chi ha qualcosa da nascondere, liberi di essere, liberi di dire chi siamo!”.