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«Cara Collega, caro Collega, ti proponiamo di dar vita all’Intergruppo Parlamentare in materia di Diritti e Libertà» comincia così l’appello lanciato da Monica Cirinnà e da Ivan Scalfarotto, agli altri parlamentari della legislatura in corso. L’obiettivo, si legge ancora, è quello di «creare un luogo in cui sia possibile scambiare idee, confrontarci in modo costruttivo su tali temi, poterci avvalere di esperti e specialisti in materia, organizzare occasioni di incontri e seminari». Nel Pd qualcosa si muove, insomma. E si muove laddove il “governo del cambiamento” attacca la libertà individuale e prova a farci sprofondare nel medio evo.

In nome della Costituzione italiana

L’appello dei due parlamentari si appella a quanto previsto dalla nostra Costituzione: «Siamo infatti convinti» scrivono i rappresentanti dem «che l’elaborazione di una azione politica coerente e trasversale in materia di diritti e libertà costituisca uno snodo essenziale nell’articolazione di un’immagine di Paese inclusiva, equa, giusta e solidale, quanto più possibile condivisa dalle forze politiche, nel rispetto degli imperativi costituzionali ed in particolare dei principi consacrati dagli articoli 2 e 3 della Carta». Un appello, dunque, che va oltre le appartenenze di partito.

Un luogo per vigilare sui diritti e la libertà

Il quadro d’azione tiene conto «dei fatti di cronaca delle ultime settimane» e, ancora, di «alcune proposte legislative in discussione». Il riferimento al decreto Pillon non è nemmeno tanto velato… «Sentiamo forte e chiara l’esigenza di creare un luogo di discussione e vigilanza sui temi della libertà, dell’inclusione, della parità, della non discriminazione anche per orientamento sessuale e identità di genere». E tutto questo «in un momento storico in cui tali temi – quando non sono totalmente assenti dal dibattito politico – vengono richiamati esclusivamente in chiave critica o regressiva».

Rivendicando la stagione dei diritti civili

Rivendicano quanto fatto precedentemente, la madre delle unioni civili e il suo collega di partito: «La precedente legislatura è stata segnata dalla conquista delle unioni civili che hanno permesso così di riconoscere migliaia di coppie e di avviare il riconoscimento, in sede amministrativa e giudiziaria, delle famiglie omogenitoriali, facendo fare al Paese un passo in avanti significativo sul piano legislativo ma soprattutto sul piano sociale e culturale». E si ritorna, di nuovo, al «silenzio assordante» che «avvolge ancora il tema della lotta all’omo-transfobia», registrando «l’assenza di una strategia efficace» nella lotta contro le discriminazioni, lotta sempre più urgente vista la recrudescenza della violenza contro le persone Lgbt.

Il passaggio sulla condizione femminile

E poi, ancora, «si rende necessario vigilare e riflettere – insieme – sulle pari opportunità e sulla condizione femminile nel nostro paese: tema in relazione al quale si avverte con forza l’intreccio tra diritti civili, diritti politici e diritti sociali». L’intersezionalità come strada, insomma. «Di fronte agli attacchi sempre più incisivi alla libertà di scelta della donna» e qui il riferimento alla legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza è più che manifesto «s’impone una reazione chiara, decisa, rispettosa dell’equilibrio tra i valori e i principi costituzionali in gioco».

Per l’inclusione dei migranti

Un documento a tutto campo, che si qualifica come la negazione di quanto fatto fino ad adesso dal “governo”. Una risposta alle sue scelte razziste e disumane, laddove si parla dell’inclusione e dll’integrazione «degli stranieri migranti», così come c’è l’auspicio di riprendere «un dibattito serio e rigoroso sulla riforma della legge sulla cittadinanza, perno della costruzione dell’Italia del futuro». Altri punti del documento riguardano la «tutela della dignità delle persone detenute» e le «scelte fondamentali relative all’inizio e alla fine della vita». Temi ai quali, ancora, non si riconosce «piena cittadinanza nel dibattito parlamentare» ma che sono fondamentali per la qualità della nostra democrazia.

Verso iniziative legislative concrete

I due propontenti auspicano, ancora, «che – con la costituzione di questo Intergruppo – dalla riflessione e dal confronto possano scaturire concrete iniziative legislative trasversali finalizzate a colmare i vuoti esistenti, oltre a campagne istituzionali volte a favorire la sensibilizzazione della società verso questi temi, anche attraverso il racconto delle concrete storie ed esperienze che danno vita e corpo ai diritti». Tutto ciò ricordando che «le vite di donne e uomini non sono opinioni, e non possono essere piegate a strumentalizzazioni ideologiche». Con la Costituzione italiana come faro, come «progetto di liberazione e promozione della persona umana, in spirito di libertà e solidarietà». Vedremo chi risponderà all’appello.

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