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Come era stato annunciato all’indomani del diffondersi delle notizie di persecuzioni ai danni di gay in Cecenia, il comune di Torino ha scritto una lettera all’ambasciatore russo in Italia. In realtà, la lettera porta la firma della sindaca Chiara Appendino, dell’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta, ma anche del presidente della Regione Sergio Chiamparino e dell’assessora regionale Monica Cerutti. Abbattuti gli steccati degli schieramenti politici davanti a quella che appare sempre di più come un’emergenza umanitaria, la lettera è stata inviata anche ai comuni che aderiscono alla rete READY e alla segreteria della commissione pari opportunità dell’ANCI per raccogliere quante più adesioni possibile.

Violati i diritti umani

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Chiara Appendino e Sergio Chiamparino

“La Città di Torino e la Regione Piemonte intendono intervenire per sottolineare con preoccupazione la situazione di persecuzione che coinvolge nella Federazione Russa e, in particolare in Cecenia, le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans – si legge nel comunicato appena diffuso -. Nella lettera si pone la questione della violazione dei diritti umani, sia secondo la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sia secondo la Convenzione europea sui diritti dell’uomo, entrambe sottoscritte dalla Federazione Russa”.
I firmatari chiedono all’ambasciatore di portare a conoscenza del governo russo le preoccupazioni espresse “affinché si attivi per il rispetto della legge russa, dando luogo ad un’inchiesta sulla detenzione illegale di sospetti omosessuali in Cecenia, al fine di individuare e punire tutte le violazioni dei diritti umani”.

cecenia_campi2A rischio i gemellaggi

Ma c’è di più. Nella lettera si chiede un riscontro positivo da parte dell’ambasciatore “al fine di non dover mettere in discussione le attività derivanti da accordi e gemellaggi tra le nostre amministrazioni e le amministrazioni locali della Federazione Russa”.
Torino, infatti, ha relazioni stabili con Ekaterinburg, San Pietroburgo e Volgograd.
Ai comuni della rete Ready si chiede di esporre domani una bandiera arcobaleno e di inviare, a loro volta, una lettera all’ambasciatore russo.

“Chiederemo di visitare il centro di Argun”

“Le scriviamo estremamente preoccupati per le notizie che apprendiamo dai media, denunciate da attivisti dei diritti LBGT relative a fatti che reputiamo gravissimi avvenuti in Cecenia – si legge nel testo della lettera che Gaypost.it ha potuto visionare -. (Date le notizie giunte e le testimonianze, ndr) assumono quindi ancora più gravità le parole del governatore capo della Cecenia Kadirov che nega l’esistenza di persone omosessuali in Cecenia e dice che, se esistessero, i parenti li manderebbero “in un luogo da dove non vi è ritorno”, incitando così all’assassinio extragiudiziale di omosessuali in Cecenia. Queste parole risvegliano cupi ricordi di momenti della storia in cui sono stati commessi crimini contro l’umanità”.

La missiva cita poi Novaya Gazeta sulla mancata indagine, nonostante le denunce circostanziate presentate dalla testata “al procuratore generale Yuriy Chayka per obbligare la Commissione d’inchiesta ad applicare rigorosamente le leggi russe, vale a dire effettuare i controlli circa gli articoli 144-145 del Codice di procedura penale sui fatti che testimoniano la commissione dei gravi reati”.

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Gli assessori Cerutti (a sinistra) e Giusta (a destra)



“Chiederemo al nostro governo e ai deputati e senatori della Repubblica, nonché ai parlamentari europei di visitare quanto prima la città di Argun (dove si trova il primo dei centri di detenzione noti, ndr) – si legge in chiusura – per poter verificare la situazione sul campo”.

Domani la bandiera arcobaleno dal balcone del comune

Mentre in altre cinque piazze si manifesterà contro le violenze in Cecenia, domani il comune di Torino domani esporrà un pezzo dello striscione rainbow che nel 2009 fu lanciato da Palazzo Civico nella piazza sottostante in occasione del Pride. Inoltre l’assessore e la sindaca incontreranno le associazioni LGBT della città per concordare quali iniziative mettere in campo.

“È importantissimo che questa lettera sia quanto più condivisa e sottoscritta in modo trasversale dalle istituzioni – commenta Giusta -, perché non è possibile tollerare in alcun modo la situazione delle persone LGBT in Cecenia. La comunità internazionale deve intervenire, e chiediamo ai parlamentari europei di aprire quanto prima una commissione di inchiesta per fare luce sulla vicenda”.

Le sollecitazioni del Torino Pride

L’iniziativa di Appendino e Chiamparino accoglie le richieste fatte nei giorni scorsi dal Coordinamento Torino Pride che aveva scritto alla sindaca e al presidente. “Come saprete – si legge nella lettera che inizia facendo il punto sulla situazione cecena -, nel regime della Germania nazista, esisteva il paragrafo 175 che ha permesso la tragedia di migliaia di omosessuali ai quali sono state inflitte pene e torture inaudite e che ha aperto loro i campi di concentramento e quindi la morte. cecenia_campi1NON possiamo permettere che questo si ripeta in nessuna parte del Mondo“. L’appello del Torino Pride cita anche la situazione dei Testimoni di Geova, recentemente messi al bando nella Russia di Putin. “Loro non ci amano molto ma per noi ogni discriminazione va sempre combattuta!” si legge.

L’appello a interrompere le relazioni con la Russia

Alla luce di tutti questi fatti, l’appello rivolto a Chiamparino e Appendino è a “voler interrompere immediatamente ogni rapporto commerciale e culturale della Città di Torino, la Città dei Diritti, e della Regione Piemonte con la Federazione Russa e le sue rappresentanze scrivendo all’Ambasciatore le ragioni evidenti che vi spingono a fare un gesto così importante”.

Il monito di Brecht

“Chiediamo anche a tutti e tutte coloro che condividono con noi la lotta alle discriminazioni ad unirsi alla richiesta – conclude la lettera – e a non dimenticare le parole di Bertolt Brecht, oramai scolpite nella memoria collettiva:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare
“.