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Vittime di presunti abusi chiedono risarcimento a don Inzoli

Vogliono essere risarciti due dei cinque minori vittime degli abusi sessuali che, secondo l’accusa, sarebbero stati compiuti da don Mauro Inzoli, di 66 anni, per trent’anni capo carismatico di Comunione e Liberazione in provincia di Cremona, fondatore del Banco alimentare. Oggi,davanti al gup del tribunale di Cremona, Letizia Platè, si è svolta l’udienza preliminare del procedimento che vede accusato “don Mercedes”, come veniva chiamato per la sua passione per le auto di lusso.

Una foto scattata durante il convegno di Milano, nel gennaio 2015. All’interno del cerchio rosso, don Inzoli

Una delle ultime volte in cui don Inzoli è finito sulle pagine dei giornali, è stato durante il convegno in sostegno della “famiglia tradizionale” organizzato dalla giunta Maroni al Pirellone e pubblicizzato con il logo di Expo. Era il 14 gennaio del 2015 e Don Inzoli era tra gli ospiti, seduto alle spalle del presidente della Regione.
Il religioso è accusato dal procuratore, Roberto di Martino, di diversi episodi di violenza sessuale che avrebbe commesso abusando della sua autorità, sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove Cl portava i giovani durante le vacanze estive. L’udienza e stata subito rinviata all’11 maggio prossimo. La Santa Sede ha già punito don Inzoli, infliggendogli prima, per mano di papa Ratzinger, la sanzione della riduzione allo stato laicale, sanzione poi ammorbidita, il 27 giugno del 2014, da papa Francesco con una “pena medicinale perpetua”. Il sacerdote deve condurre, tra le altre cose, una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza.

Sarà nell’udienza dell’11 maggio che l’avvocato Maria Laura Brunelleschi, di Crema, si costituirà parte civile per le due vittime. I difensori di don Inzoli, gli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani, di Milano, con ogni probabilità chiederanno che il sacerdote venga ammesso al rito abbreviato. “Nessuno può ignorare che un abbreviato sarà, alla fine, la nostra scelta”, hanno dichiarato i difensori, nelle cui intenzioni vi è di arrivare ad un accordo con la collega Brunelleschi sul risarcimento prima dell’udienza dell’11 maggio. In questo modo, la difesa eviterebbe di avere nel processo la parte civile.

(fonte: Ansa)

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