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Turchia, in 19 a processo per un Pride. Ilga: «Fate cadere le accuse»

Diciotto studenti e un membro dello staff della Middle East Technical University di Ankara, Turchia, dovranno comparire davanti un giudice. La loro “colpa” è di avere aver sfilato al Pride. L’udienza si terrà giovedì prossimo.

L’APPELLO IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI

I gruppi in difesa dei diritti umani hanno chiesto alla Turchia di far cadere le accuse.
In un’intervista al Guardian, giornale britannico, il direttore dell’ILGA Björn van Roozendaal ha detto: «Gli imputati stavano esercitando il loro diritto di riunirsi in assemblea. Stavano manifestando in modo pacifico per vedere riconosciuti dei diritti. La polizia li ha attaccati e arrestati».
L’Ilga non è l’unica associazione ad aver alzato gli scudi in difesa degli accusati. Ci sono anche Civil Rights Defenders, International Federation for Human Rights (FIDH), e il Front Line Defenders in demanding justice for the individuals.

IL DIVIETO E LA MANIFESTAZIONE

Nel novembre del 2017 il governatore di Ankara aveva imposto un divieto a tempo indeterminato per tutti gli eventi collegati alla comunità Lgbt+. La corte aveva rimosso il divieto a febbraio, ma l’università aveva avvertito studenti e impiegati che per quanto li riguardava il divieto sarebbe stato esteso al Pride del marzo 2018.
Gli organizzatori l’hanno tenuto e la polizia ha usato proiettili di gomma, gas lacrimogeni e spray al peperoncino per disperdere la folla. A dirlo è Amnesty International. Venti due persone sono state arrestate ma l’accusa di aver partecipato a una assemblea fuorilegge e di resistenza a pubblico ufficiale, però, sono state rivolte solo ai diciannove che andranno a processo giovedì.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

«Quando l’università chiama la polizia per mettere a tacere gli studenti che stanno manifestando per chiedere i loro diritti è un giorno buio», ha detto Fotis Filippou, Amnesty International.
«Vogliamo ricordare alle autorità che lo stato di diritto prevede di prendere misure di sicurezza per proteggere le manifestazioni pacifiche, non per vietarle. Il governo dovrebbe portare avanti una investigazione imparziale sull’uso eccessivo della forza invece di condannare chi difende i diritti umani», hanno dichiarato congiuntamente Civil Rights Defenders, International Federation for Human Rights, Front Line Defenders e ILGA-Europe.

C’È UN (ALTRO) PROBLEMA IN TURCHIA

Il Guardian riporta che i Pride, a Istanbul, sono stati vietati dal 2015 e che da quell’anno c’è stata una forte opposizione a tutti gli eventi Lgbt+. A giugno la polizia ha usato lo spray al peperoncino, proiettili di gomma e gas lacrimogeno per disperdere una manifestazione.
I gruppi in difesa dei diritti umani hanno sottolineato che la Turchia, in quanto membro del Consiglio d’Europa, dovrebbe fornire protezione alla comunità, non punirla. «Le restrizioni della libertà d’espressione, assemblea e associazione per le persone Lgbt+ in Turchia non solo viola i diritti umani fondamentali, ma pone la Turchia in violazione dei suoi obblighi internazionali».

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