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Il sesso al tempo del coronavirus: come cambia il rapporto con le app di incontri

«Confermate che in questi giorni con il coronavirus nessuno ospita e si fa solo sexting?» È questo l’interrogativo di un utente di una app di incontri. Sì, perché il covid-19 sta cambiando – e lo abbiamo già visto – le abitudini di molti e di molte di noi. Anche quelle relazionali (e, più nello specifico, sessuali)?, verrebbe da chiedersi. Come stanno reagendo le persone di fronte alla paura dell’epidemia? Abbiamo sentito il parere di alcuni utenti – maschi gay, per essere precisi – che usano le app di incontri. Per ragioni di riservatezza, verranno indicati con nomi fittizi. Ovviamente, la nostra ricerca non ha alcun fine statistico, ma permette di testare gli umori dentro la nostra comunità.

Le stesse precauzioni di prima del coronavirus

«No, non ho paura di incontrare le persone, ma inizio a fare attenzione a seguire alcune regole» ci dice Andrea, che sostiene che il suo rapporto con le app di incontri non è sostanzialmente cambiato. «Possono essere usate in tanti modi e per tante ragioni, a prescindere dall’incontro strettamente a fini sessuali», dichiara ancora. Al di là dell’uso delle varie applicazioni, le accortezze di Andrea sembrano essere quelle di sempre: «Sto mantenendo le stesse precauzioni di prima nel sesso. Certo eviterei il contagio per una scopata, ma non è la scopata in sé che mi trasmette il virus, per cui il “problema” è a monte, non nel sesso», dice infine.

L’unico sesso possibile? L’autoerotismo

Ha un po’ più di paura Bruno, rispetto alla prospettiva di un contagio da coronavirus preso attraverso incontri con persone sconosciute. «In questo periodo preferisco ricontattare vecchie conoscenze di passati incontri piacevoli, con i quali ci si è già visti più volte» rivela a Gaypost.it. «Se dovessimo attenerci ai consigli l’unico sesso possibile, sarebbe l’autoerotismo. Ognuno col proprio e a due metri di distanza. Credo che si preferisca non pensare a questo virus» è la sua idea. E ci fornisce la sua idea di dialogo prima dell’incontro: «Stai bene? Tosse? Febbre? Problemi respiratori? No? Bene, lavati le mani e spogliati».

Il rapporto con le chat, ai tempi del coronavirus

Il rapporto con la chat, che sia esso su Grindr, Romeo o altra app a scelta, resta insomma quello di sempre. Gente che lo usava poco, continua ad usarlo nella stessa misura. Chi invece era assiduo frequentatore già prima dell’epidemia, continua ad esserlo anche adesso. «Uso già molto poco le app, ma non credo che il coronavirus mi influenzi negli incontri in generale. Se dovessi conoscere qualcuno che mi interessa, on line o off line, non mi sentirei scoraggiato» ci dice Carlo. «Evito già il sesso occasionale a prescindere dal coronavirus e mi affido comunque al buon senso e a pratiche le più sicure possibili. Il coronavirus si contrae per via aerea e ci sono modi anche meno divertenti di un incontro casuale per contrarlo. Mi preoccupano di più le malattie sessualmente trasmissibili».

Una nuova idea di “sesso protetto”?

Le persone da noi contattate, insomma, cercano di mantenere un rapporto quanto più razionale possibile con l’emergenza in corso. Di certo, l’argomento coronavirus è trasmigrato, dalle corsie ospedaliere, anche sulle nostre chat: «Recentemente è successo che un ragazzo ha chiesto la mia opinione su un fatto» dichiara Daniele. «Il tipo con cui doveva vedersi, infatti, era vago nel rispondere alla domanda se fosse stato in zone di contagio». E ancora, Ennio: «La mia idea di sesso protetto comprende anche quella di evitare il coronavirus. A tutela di me stesso e di coloro più a rischio, se a contatto con la malattia». E ancora Carlo: «La mia idea di sesso protetto include il preservativo, tassativo per quanto mi riguarda». Sempre e comunque, insomma.

Nervi saldi e senso di responsabilità

I nostri intervistati, dunque, mantengono i nervi ben saldi pur nell’ottica di un’emergenza in corso. «Ma come si fa a far sesso a due metri di distanza?» mi chiede, sorridendo, Francesco. Che invece ha qualcosa da ridire su come tutta la vicenda è stata gestita dai media e dalla gente comune: «Siamo un popolo di coglioni. Ha fatto più morti l’influenza stagionale». Continuando: «Se i Tg e i giornali dicono per ventiquattro ore che il sole è verde, alla fine la gente ci crede». Ed è dello stesso avviso Ennio: «Troppa gente nel panico. Ci sono stati episodi discriminatori, anche violenti, contro cinesi o contro persone che tossivano. Episodi rari, per fortuna, ma che testimoniano la paura che dilaga».

Le critiche alle reazioni della gente al Coronavirus

«Siamo un popolo di analfabeti funzionali» rincara la dose Gianni, che sembra non aver dubbi su un fatto: «Le dieci regole del ministero dovrebbero essere la prassi da seguire nella vita quotidiana. Un virus influenzale e un paese va nel pallone, le persone “inventano” dispositivi di sicurezza, ecc» insomma, il problema starebbe nella gestione quotidiana. «Penso che i media stiano usando toni estremamente allarmisti» ci dice ancora Carlo. «Il governo sta gestendo la cosa in maniera un po’ claudicante. In generale, penso, è comprensibile la paura, sebbene non la condivida. Compito dei media e dello Stato dovrebbe essere rassicurare, educare sui comportamenti più adatti per evitare la diffusione e che, soprattutto, vada a colpire chi è più vulnerabile».

L’importanza del SSN

Un occhio di riguardo, pur con qualche immancabile critica qua e là, è riservato alla sanità pubblica: «Il problema è serio» dice ancora Bruno «e penso che il servizio sanitario nazionale stia lavorando al meglio delle sue possibilità». Molto sta, ancora una volta, nella responsabilità collettiva: «Le azioni per contenere il contagio sono ancora sostenibili e dovremmo impegnarci tutti per non rischiare di doverne seguire altre ben più drastiche». Azioni, paventa Bruno, che potrebbero avere ripercussioni negative non solo sulla vita sociale, ma anche sul piano economico: «Usciremo quanto prima da questa emergenza se saremo tutti virtuosi», conclude.

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