Donna trans picchiata e molestata per un anno in una prigione maschile

Una donna trans è stata tenuta per un anno in una prigione maschile e là è stata vittima di violenze e abusi. Arrestata nel 2018 per reati dovuti alla dipendenza da stupefacenti, Sonia Doe – nome di fantasia – è stata trasferita in quattro diverse prigioni maschili. Secondo la American Civil Liberties Union del New Jersey non sarà trasferita in un carcere femminile prima del 15 settembre. Sonia si presenta in pubblico come donna dal 2003. Ha iniziato le cure ormonali più di dieci anni fa e il suo nome e genere sono stati cambiati legalmente: i suoi documenti sono conformi.

LE MOLESTIE

Nella denuncia che ha sporto contro il sistema carcerario del New Jersey Sonia ha descritto gli abusi e le molestie con dovizia di particolari. Racconta di essere stata costretta a subire perquisizioni completamente nuda ogni volta che doveva lasciare il blocco e che, ogni volta, sarebbe stata costretta a vestirsi sulla balconata. Lasciata in topless, con i seni esposti, alla vista dei detenuti e delle guardie. Tutti uomini. I detenuti l’hanno fatta oggetto di battute e le hanno indirizzato lettere sconce. Alcuni si masturbavano in sua presenza. «Ho avuto paura per la mia sicurezza», ha raccontato infine.

LE GUARDIE

Non solo i detenuti, ma anche gli agenti di polizia penitenziaria. Nella denuncia racconta di essere stata portata nell’ufficio del sergente e di essere stata picchiata dopo che un agente le aveva palpato il seno. Nella deposizione ha raccontato che «Il più imponente dei due agenti, quello che mi ha palpato il seno, mi ha presa a pugni per prima. Nell’occhio destro. Tutti e tre, un tenente e due due guardie, mi hanno picchiata. Mi ricordo di essere rimasta in posizione fetale, sul pavimento, e di essere stata picchiata da tutti e tre».

I VIDEO

Dopo essere stata spruzzata con dello spray al peperoncino è stata picchiata con un manganello: «Sono stata spinta contro il muro e tenuta sopra un bidone dell’immondizia: mi hanno ordinato di sanguinare nella spazzatura. Mentre la mia faccia perdeva sangue nel bidone un agente è andato a prendere una videocamera. Mi hanno ripresa mentre sanguinavo».

LE CONSEGUENZE

Le cure ormonali, necessarie e fondamentali durante il percorso di transizione, non le sono sempre state somministrate nei giusti tempi o nei giusti dosaggi. Per questo la barba ha ricominciato a crescerle portando la sua disforia all’estremo e portandola a soffrire di depressione e ansia. Racconta di avere ancora incubi e che il comportamento di guardie e detenuti l’ha portata più volte a pensare di farsi del male.

LA CAUSA

Sonia Doe ha deciso di sporgere denuncia e a quanto pare non è la prima. Secondo il New Jersey Advance Media lo stato Usa è già sotto processo per il trattamento che riserva alle persone trans nelle sue prigioni ed esiste una commissione speciale incaricata di valutare le richieste di trasferimento per garantire la loro sicurezza. Basti pensare che la città di New York è stata denunciata per la morte della detenuta trans Layleen Polanco, nella prigione di Rikers, causata dalla indifferenza deliberata degli agenti correzionali.

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