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Cecenia: l’Ambasciata russa in Italia si rifiuta di ricevere le firme della petizione di Amensty International

Non ha voluto nemmeno ricevere le firme dalle mani di Amnesty International, l’Ambasciata russa in Italia. Questa mattina, intorno alle 12, un gruppo di attivisti di Amnesty International, All Out e associazioni LGBT romane si era recato presso la rappresentanza diplomatica del Cremlino per consegnare le firme della petizione per chiedere un’indagine approfondita su quanto avviene in Cecenia contro gli omosessuali.
Amnesty aveva inviato la richiesta di essere ricevuta per la consegna, ma le istruzioni dell’Ambasciata sono state nette e tassative: non entra nessuno.

Tenuti a distanza

Agli attivisti non è stato permesso neanche di avvicinarsi allo stabile dove ha sede la rappresentanza diplomatica. Protetto dalla polizia italiana e dalla Digos, il palazzo è rimasto sullo sfondo.
“Ci siamo avvicinati alla polizia per chiedere di entrare – ha raccontato a Gaypost.it Yuri Guaiana, attivista di All Out, che era presente al presidio -, ma non c’è stato modo. La Digos ci ha informati che avevano indicazioni precise di non far passare nessuno. Gli agenti hanno provato a chiedere loro stessi, all’Ambasciata, ma non hanno avuto risposta”.

“Problemi con i diritti umani”

Nessun dialogo, da parte delle autorità russe, dunque, con chi chiede che si faccia chiarezza. “Amnesty non è neanche un’associazione LGBT – sottolinea ancora Guaiana -. Questa è la riprova che c’è un problema con i diritti civili in generale e con la società civile”.
In altri Paesi è andata un po’ meglio. Nei giorni scorsi, presidi simili si sono tenuti davanti alle ambasciate e ai consolati di tutta Europa. “In Svezia sono riusciti a lasciare una lettera, nella buca della posta, con il numero delle firme raccolte – spiega Guaiana -, mentre in Spagna pare proprio che siano riusciti ad entrare”.

A Londra, durante il primo presidio di qualche settimana fa, gli attivisti avevano potuto manifestare a ridosso del cancello dell’Ambasciata di Mosca. In Italia, invece, non c’è spazio per alcun tipo di confronto né di dialogo.
Le firme raccolte da Amnesty e All Out sono rimaste nelle mani degli agenti della Digos presenti che hanno garantito che avrebbero provato loro stessi a consegnarle.
Se questo sia avvenuto o no, nessuno al momento è in grado di dirlo.

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