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Il Tribunale di Milano dice sì per la prima volta ad una stepchild adoption

Non era mai successo, a Milano. Il Tribunale per i minori, per la prima volta, ha detto sì ad una stepchild adoption. Dopo anni di stallo, un papà ha visto accogliere la sua richiesta di adozione dei figli biologici del partner, già di fatto figli anche suoi. E la decisione della giudice Cogliandolo, che risale a luglio scorso, è ormai passata in giudicato. Significa che è definitiva, non più contestabile in nessun altro tribunale.

Una famiglia a tutti gli effetti

I bimbi sono nati grazie alla gestazione per altri ed hanno adesso quattro anni. I due papà, Michele e Adriano, sono una coppia dal 1999 e sono uniti civilmente dallo scorso anno. Dal 2014, insieme ai loro due bambini, sono una famiglia. Ora lo sono anche per lo Stato, anche se Adriano ha dovuto adottare quello che erano già i suoi figli.
Per la giudice, infatti “l’interesse dei bambini è quello di venire adottati dal genitore non biologico che svolge già adeguatamente il ruolo di genitore, così da ricevere la massima tutela e copertura giuridica”.

Il rapporto con la donna che ha li partoriti

Lei, la donna che li ha partoriti, è stata in Italia pochi giorni fa, per festeggiare il compleanno dei bimbi. Ed ha portato un regalo con sé: un video che i suoi figli hanno realizzato con le foto della vacanza fatta in Italia lo scorso anno. Lei e tutta la sua famiglia della donna, infatti, hanno partecipato all’unione civile di Michele e Adriano. “Quando ha saputo la notizia eravamo insieme ed è stata felicissima per noi – racconta Michele a Gaypost.it -. Sono contento perché la sentenza ha riconosciuto che non ci sono donne sfruttate o offese – continua Michele -: è la parte della decisione della giudice che mi piace di più. Riconosce anche che c’è un desiderio ponderato di paternità”.

La gestazione per altri

Già, perché la sentenza si sofferma sul ruolo di Adriano, ma anche sulla gestazione per altri che ha permesso la nascita dei due gemellini.
Secondo quanto rilevato dal Tribunale, “nel caso di specie non sussistono elementi, neanche indiziari, per fare ritenere che il ricorrente, partecipando attivamente al percorso genitoriale tramite GPA (gestazione per altri) abbia inteso offendere o sfruttare terze persone”.
Per la giudice, il desiderio di paternità di Michele e Adriano non è diverso da quello delle coppie eterosessuali infertili. Anche loro, per realizzarlo, ricorrono a pratiche di procreazione medicalmente assistita.

L’orientamento sessuale non ha importanza

Una scelta che “non appare di per sé stessa in alcun modo moralmente eccepibile per il solo fatto dell’orientamento sessuale”, si legge nella sentenza. Ai bambini non solo non mancheranno figure femminili. Ne è convinta la giudice, osservando la rete di relazioni con altri componenti della famiglia e con le altre famiglie arcobaleno che la coppia intrattiene regolarmente. E conosceranno anche la loro storia, con la consapevolezza del ruolo che la gestante ha avuto.

L’avvocato: “Un ulteriore invito a Sala”

“Io e la collega Veronica Cascavilla siamo particolarmente soddisfatti della sentenza – commenta l’avvocato Michele Giarratano, legale della famiglia – che aggiunge un ulteriore tassello nella tutela dei figli delle coppie omogenitoriali”.
“Il ricorso era stato presentato nel 2016 e la tutela attraverso la stepchild oggi sembra quasi anacronistica dopo i numerosi riconoscimenti dei Comuni e dei Tribunali degli ultimi mesi (ultimo proprio quello del Tribunale di Milano) – continua Giarratano, che fa parte del team legale di Famiglie Arcobaleno -. Riconoscimenti diretti che assicurano tutela piena, mentre con l’adozione in casi particolari, infatti, si crea legame solo con l’adottante e non con i suoi parenti. Questa decisione, però, è comunque particolarmente importante. Intanto perché si tratta della prima sentenza di accoglimento del Tribunale per i minorenni di Milano, dopo anni di stasi ed una sentenza di rigetto (poi riformata dalla Corte di Appello). E lo è ancora di più in questo momento storico visto che parliamo di una coppia di padri. E’, seppure, indirettamente un ulteriore invito al Sindaco Sala a rimuovere ogni discriminazione”.
La sentenza passa in giudicato, infatti, mentre a Palazzo Marino si sta consumando uno scontro durissimo sulle trascrizioni degli atti di nascita dei figli delle coppie di papà.

Niente pregiudizi sulla gpa

“Inoltre in un passaggio la sentenza parla espressamente della GPA – conclude il legale -, ci ricorda che è un tema sensibile su cui è necessario interrogarsi, ma ci dice anche che non può esserci alcun pregiudizio sulla maternità surrogata che faccia credere, a torto, che ci sia in tutti i casi sfruttamento della donna”.

“Sentenza importantissima”

“Una sentenza importantissima – commenta Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno -. Sia perché riguarda due bimbi con due papà e sia perché è stata emessa dal Tribunale di Milano”. “Ancora una volta i giudici pongono al centro della loro decisione esclusivamente il preminente interesse del minore – continua la presidente – dichiarando che la sentenza mira a formalizzare di fatto una situazione già esistente dando così una maggiore tutela ai minori stessi”.

“Dei nostri figli è piena la storia”

“Inoltre il percorso di GPA che ha portato alla nascita dei bambini e fa parte della loro storia – aggiunge Grassadonia – , viene argomentato in maniera schietta e oggettiva in un passaggio molto significativo della sentenza in cui si sottolinea che nel caso di specie la GPA è stata fatta senza nessuno abbia “inteso offendere o sfruttare terze persone”. Il ministro Salvini se ne faccia una ragione: dei nostri figli è piena la storia”.

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