Categorie: Politica&diritti

Razzismo e minacce di morte, il mondo alla rovescia del Congresso delle famiglie

Massimo Gandolfini, il leader del Family Day, in un’intervista al quotidiano ‘Libero’ annuncia di essere stato “minacciato di morte” dal mondo lgbt perché difende “la famiglia”. Un gruppo che si firma ‘Transfroce Antifascisti’ gli avrebbe recapitato un messaggio: ‘Appendete Gandolfini’.

Invece Antonio Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente del XIII Congresso Mondiale delle Famiglie, si definiscono “come i neri ai tempi della segregazione” e domandano se “ci dovremo sedere sui posti in fondo negli autobus o dovremo girare con segni di riconoscimento”.”Non solo non si doveva organizzare un Congresso sulle Famiglie ma i papà, le mamme e i bambini non devono avere ospitalità negli alberghi di Verona, secondo la dittatura del pensiero unico, ragion per cui è iniziato il boicottaggio dei partner dell’iniziativa” lamentano, informando che “siamo arrivati alla denuncia alle autorità degli albergatori di Verona di telefonate e mail di minaccia e intimidazione”.

Il mondo capovolto

È veramente il mondo alla rovescia. Rifiutandosi di tollerare la loro intolleranza, le persone Lgbt opprimerebbero i loro oppressori. Dato che le persone Lgbt si rifiutano di tollerare di essere chiamate malate, peccatrici o perverse, dato che si rifiutano di tollerare la cittadinanza di seconda categoria in cui vogliono confinarli, dato che si rifiutano di tollerare il bullismo verso i bambini LGBT nelle loro case, nelle scuole e nelle chiese, sono loro a essere vittime di intolleranza. Ci sono uomini gay che sono stati allontanati dal capezzale dei loro compagni negli ospedali come diretta conseguenza dell’attivismo del Family Day, vedove lesbiche che hanno perso le loro case dopo aver perso le mogli, le famiglie arcobaleno non hanno tutele e spesso sono costrette a vivere all’estero. Ma i perseguitati sono loro.

Il discorso sulla “ghettizzazione”

Gli organizzatori del Congresso delle famiglie, con Salvini al centro

Una forma di “omofobia” alla rovescia, che attecchisce (purtroppo) negli spiriti semplici, indulgenti e anzi compiaciuti di chi li ascolta, li segue e di chi dà loro parola. Ma non è il momento di cambiare i nomi delle cose. È una strategia. Ma rivela, in maniera abbastanza goffa, la foga di chi si avventa sul pasto con l’unico obiettivo di confondere gli italiani. Chi vuole trarre profitto da una situazione. Chi cerca lo scontro per zittire il dissenso.
Hanno parlato di “bullismo” gli organizzatori del Congress World Families ma bullismo è quando il più forte prende di mira il più debole, non il contrario (il contrario può essere satira, ad esempio, o dissenso). Gli adolescenti gay, non gli adolescenti etero, si tolgono la vita con frequenza maggiore del resto della popolazione. Nessuno chiama la “famiglia tradizionale” un abominio o la paragona all’ISIS.

La difesa della razza bianca

L’affermazione “come i neri ai tempi della segregazione”, è inoltre, un’affermazione quanto mai curiosa considerando che tra gli organizzatori del Congresso delle Famiglie spicca la figura di Attilio Fontana, governatore della Lombardia secondo il quale l’invasione degli stranieri metterebbe a repentaglio “la nostra società e la nostra razza bianca” . Ricordate? La difesa della “razza bianca” pronunciata dal’ex sindaco di una città, Varese, dove i nazisti di Varese da anni festeggiano il compleanno di Hitler.

Chi attacca e chi si difende

Gli organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, definito da Human Rights Watch – non dai media o dal pensiero unico – “il più grande esportatore di odio degli Stati Uniti D’America”, non avrebbe potuto concepire una frase più contraddittoria, più zoppicante per lagnarsi. Massimo Gandolfini che a Libero dichiara: “Il gay è un individuo che va compreso e accolto contro ogni discriminazione, il gender è un’ideologia che, come dice Papa Francesco, va combattuta”. Mente essendo lui stesso un grandissimo sostenitore delle teorie riparative. “Si suicidano, spingiamoli all’eterosessualità” sostiene il neurologo. Accoglierli e curarli. Il non detto, quello che resta nascosto perché non fa bene alla strategia è dentro ogni dichiarazione.
Gandolfini, insieme agli organizzatori del Congresso Delle Famiglie, vuole far credere che i sostenitori dei diritti delle persone Lgbt siano un gruppo di agitatori arrabbiati e vendicativi e che non esitano ad attaccare slealmente e calunniare “onesti” oppositori, liberi pensatori. In realtà, a guardar bene, questo che loro chiamano “attacco” si conforma come “difesa”. Si difendono da chi li vorrebbe cancellare. Lo fanno in modo spregevole e aggressivo, ogni tanto, come accade a gay e lesbiche da secoli.

Un esercizio di resistenza

C’è sempre un momento in cui, dopo aver molto sopportato – ciascuno lo sa, nella vita e nel suo lavoro – si dice: adesso basta. A testa alta. Adesso basta. La comunità che sarà a Verona per dire basta è una comunità stanca  di sentire parole umilianti e degradanti su di sé e i propri amici e che ha deciso di far sentire la propria voce e partire al contrattacco.
Questo è il movimento Lgbt nella sua essenza: persone che hanno imparato a difendere se stesse e gli amici e gli amanti e le persone con l’HIV e i ragazzi Lgbt vittime di bullismo. Ridare un posto alle cose, alle parole, alle persone. Bisogna fare da soli. Dire no a questo paese che si va facendo sempre più incattivito, volgare e feroce. Sono esercizi di resistenza. Se non lo faremo noi, non lo farà nessuno.

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