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L’allarme della comunità lgbt palestinese: “Siamo sotto attacco”

“Il 18 agosto la Polizia palestinese ha diramato una dichiarazione ufficiale con la quale mette al bando le attività di alQaws per la diversità sessuale e di genere nella società palestinese. L’annuncio ha seguito un attacco senza precedenti contro alQaws sui social media e istiga contro alQaws (e le persone lgbt palestinesi) incoraggiando a riferire tutte le attività di alQaws”.
E’ l’allarme lanciato via Twitter dalla stessa alQaws, organizzazione palestinese che si batte per i diritti lgbt+, oltre che per la liberazione dall’occupazione israeliana.
“AlQaws ha rifiutato il divieto delle proprie attività – scrive ancora l’associazione – e continuerà il suo lavoro per sconfiggere il patriarcato, il colonialismo e l’omofobia nella Palestina storica”.

Attività pericolose

L’associazione aveva organizzato, all’inizio del mese, un evento a Nablus sull’orientamento sessuale e la diversità di genere dedicato alla società palestinese. Ma la cosa era sfuggita alla polizia che ne era venuta a conoscenza solo alcuni giorni dopo.
Per spiegare la decisione di vietare le attività di alQwas, il portavoce della polizia dell’Autorità Palestinese Luay Zreikat, ha dichiarato che queste attività sono “pericolose per gli alti valori e gli ideali della società palestinese”.

Poi l’organizzazione elenca 5 modi che la comunità internazionale ha per supportarla e sostenere la comunità lgbt+ palestinese.

Come dare supporto

Eccoli:
1) Mettere al centro dei vostri report le voci delle persone lgbtq palestinesi – Gli attivisti e le attiviste chiedono che chiunque parli della situazione delle persone lgbtq palestinesi si preoccupi di riportare le voci di chi la vive personalmente. “Se (la vostra storia, ndr) non mette al centro le voci delle persone LGBTQ palestinesi, la vostra azione potrebbe diventare pericolosa nonostante la vostra intenzione di aiutare”. Inoltre denunciano che spesso i media israeliani riportano presunte dichiarazioni degli attivisti senza citarne il nome. “Noi dichiariamo sempre il nostro nome – scrivono – se non lo trovate sappiate che la dichiarazione non è nostra”.

2) Comprendere che il colonialismo, il patriarcato e l’omofobia sono tutte forme di oppressione connesse fra loro – alQaws spiega che quando si riferiscono i casi di omofobia che accadono in Palestina, spesso si ignora che l’occupazione e il colonialismo israeliano in Palestina è un fattore che contribuisce all’oppressione della comunità LGBTQ. “Viviamo da più di 70 anni sotto l’occupazione militare israeliana – scrivono -. Per noi l’occupazione della nostra terra e dei nostri corpi sono collegate e amplifica le diverse forme di oppressione che si vivono in tutte le società”.

Il pinkwashing

3) State alla larga dal pinkwashing – Secondo alQaws continuare a parlare dei palestinesi come intrinsecamente oppressivi e di Israele come di uno stato liberale che difende i diritti delle persone LGBTQ è “controproducente e di fatto infondato”. “Israele è uno stato colonialista che non sostiene in alcun modo i diritti delle persone sia lgbtq sia delle altre – spiegano ancora -. La nostra battaglia come queer palestinesi è contro il colonialismo israeliano tanto quanto contro l’omofobia e il patriarcato in Palestina”.

Un esempio di come questi tre punti richiesti direttamente dalle persone lgbtq palestinesi vengano del tutto ignorati è l’articolo apparso oggi su Il Giornale.

4) Comprendere innanzitutto il nostro impegno nei confronti della nostra comunità locale – alQaws lavora nella Palestina storica per educare la popolazione locale sui temi della sessualità e del genere dal 2001. “Crediamo che il cambiamento arrivi dal lavoro sul nostro contesto locale – spiegano -. Tuttavia, specialmente in questa crisi, la priorità è fornire educazione e sicurezza alla nostra comunità”.

Seguiteci

5) Supportate il nostro lavoro e la nostra visione – “Crediamo nel potere delle persone di rendere possibile il cambiamento – spiegano gli attivisti -. Alcuni modi semplici che potete usare per amplificare la nostra visione di cambiamento è educando voi stessi e le vostre reti al lavoro che facciamo. Seguiteci sui social media, condividete le nostre risorse, parlate con gli amici e la famiglia dell’importanza di ribellarsi al bigottismo per la comunità lgbtq e assicuratevi che la vostra visione di liberazione e libertà della Palestina includa tutti noi”.

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