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Tagliola sulla Legge Zan, il Senato decide di non tutelare le persone Lgbt+

È definitivamente morta la Legge Zan. Il provvedimento, approvato alla Camera il 4 novembre del 2020, non ce l’ha fatta a superare lo scoglio del Senato, a causa delle continue defezioni all’interno della maggioranza che lo ha invece votato a Montecitorio lo scorso anno. A cominciare da Italia Viva, che dopo il cambio di governo con l’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi si è caratterizzata per i continui distinguo e per i numerosi passi indietro, in direzione delle richieste delle destre.

Persone Lgbt+, disabili e donne fuori dalla tutela dello Stato

La tagliola ha decretato la fine della Legge Zan, con 154 voti contrari al passaggio all’esame del ddl. Disegno di legge che avrebbe contrastato i crimini d’odio motivati da questioni legate all’orientamento sessuale, l’identità di genere, la misoginia e l’abilismo. Fuori dalla protezione da parte dello Stato, dunque, anche le persone disabili e le donne. Ad aver contribuito a questo risultato, non solo il partito renziano, ma anche quelle frange del femminismo “gender critical” – e che non ama essere chiamato trans-escludente – che hanno fatto massa critica insieme alle destre.

Cos’è la tagliola

Ma che cos’è la “tagliola”? Come possiamo leggere sul sito di AdnKronos, si deve far riferimento «all’articolo 96 del Regolamento del Senato, in base al quale “prima che abbia inizio l’esame degli articoli di un disegno di legge, un senatore per ciascun Gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame“». Lega e Fdi hanno chiesto di applicare questo articolo alla discussione sul Ddl Zan: se bocciato, il provvedimento non può più andare avanti. Le destre, inoltre, hanno chiesto e ottenuto il voto segreto, esponendo la Legge Zan all’arbitrio dei franchi tiratori. Quindi, il voto.

Il fronte del no alla legge Zan

Voto che ha umiliato, ancora una volta, la comunità arcobaleno di questo paese con un passaggio istituzionale. L’ultimo era avvenuto ai tempi delle unioni civili, con l’eliminazione del capitolo delle stepchild adoption, sempre in Senato (seppur approvando quella legge, che però risultò monca di un capitolo importante). E anche allora, il fronte del no ai diritti delle persone Lgbt+ era costituito da centristi, spesso di fede cattolica, dalle destre (anche estreme) e dal femminismo trans-escludente. Alleanza riproposta anche oggi, contro il ddl. E anche oggi, come allora, non si sentiva il bisogno di rivivere questo déjà vu.

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