La liberazione continua, con gay, lesbiche, trans e bisessuali pront* a raccogliere l’eredità di partigiane e partigiane. Sarà questo il tema del Roma Pride del 9 giugno, una grande parata che celebrerà chi ha combattuto per liberare l’Italia, oppressa e occupata dai fascisti tedeschi.
Non una mera celebrazione, ma un impegno nel portare avanti storia e memoria. Dopo una campagna elettorale definita da Amnesty International “intrida d’odio e xenofobia”, indirizzati non solo ai migranti, ma anche ai rom, alle persone Lgbt+, alle donne e ai poveri e in un “paese che tende a cancellare la memoria e a riscriverla a proprio piacimento”, il Coordinamento del Roma Pride ha ritenuto “doveroso” ricordare ragazzi e ragazze che hanno liberato l’Italia dal fascismo.
Un percorso politico iniziato da tempo dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli a fianco dell’ANPI di Roma e che ha visto le diverse realtà associative LGBTQIA+ sfilare in prima fila a Roma il 25 aprile.
“Ci sentiamo parte di quella lotta – dichiara Sebastiano Secci, presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce del Roma Pride – e protagonisti della nostra battaglia, diversa ma idealmente affine, iniziata a Stonewall il 28 giugno del 1969 contro ogni forma di oppressione, prevaricazione, omologazione e normalizzazione delle nostre identità, dei nostri orientamenti affettivi e sessuali e delle nostre specificità, in una parola una lotta quotidiana contro ogni forma di fascismo.
Tina è una ragazza di 93 anni, Modesto un giovane di 92, Susanna di anni ne ha 20, Thomas 18, Dante 19, Benny 43, Alex 39.
Sono tanti i volti che si sono prestati per la campagna del Roma Pride 2018 e tutti sorridono verso l’obiettivo di Fausto Podavini, fotografo romano premiato al World Press Photo, che ha accolto subito e con entusiasmo la proposta di scattare le immagini del Roma Pride 2018.
“Ancora oggi noi lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali, asessuali (LGBTQIA+) celebriamo quella notte in tutto il mondo con la manifestazione di piazza più irriverente, disobbediente, chiassosa, disinibita, oscena, esagerata, scostumata, libertina, carnascialesca, eccessiva, blasfema, provocatoria ,esibizionista e colorata: il Pride”.
Si apre così il documento politico del Roma Pride 2018, ricordando i moti di Stonewall e perché c’è ancora bisogno di ricordarlo a distanza di quasi quarant’anni. Ma non solo: si chiede istruzione pubblica, laica e accessibile, gratuità della sanità per la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, che vengano dichiarate illegali le terapie riparative, una legge contro l’omo lesbo bitransfobia e il riconoscimento delle carriere alias per le persone trans all’interno del mondo dell’istruzione. E molto altro. Un documento ricco per “costruire una società diversa, più aperta e inclusiva”.
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