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Omofobia a scuola: ragazzo rifiutato perché gay

Non sembra esserci pace per lo studente che lo scorso anno scolastico era stato cacciato dall’aula e mandato in corridoio per la sua omosessualità. «La scuola non accetta nostro figlio perché è omosessuale» è la denuncia dei genitori. Il ragazzo infatti non sarebbe stato ammesso – secondo la ricostruzione dei genitori e secondo quanto riporta Repubblica.it – all’ultimo anno di un istituto cattolico lombardo.

Esattamente nel settembre 2015 era uscita la notizia che l’adolescente, dopo esser stato visto dai compagni a torso nudo in una foto su Instagram insieme a un amico, era stato mandato in corridoio proprio per quell’immagine, ritenuta compromettente dal docente, a sfondo omoerotico e addirittura bollata come pedopornografica. Di fronte la reazione dei genitori, che avevano minacciato di ricorrere ai legali, il ragazzo era stato riammesso alle lezioni e l’incidente sembrava chiuso.

A distanza di un anno, invece, i genitori non hanno potuto rinnovare l’iscrizione allo stesso istituto: «La prima volta abbiamo chiamato dopo la metà di luglio» racconta la madre, sempre secondo quanto riporta Repubblica «e ci hanno risposto di richiamare più avanti. E così abbiamo fatto. Una volta ancora ad agosto, e poi all’inizio di settembre. È stato allora che ci hanno detto che non c’era più posto, che era troppo tardi e che tutte le classi erano già state formate».

Eppure la famiglia non crede a questa versione: «Io e mio marito siamo sicuri che si tratti di una punizione nei confronti di nostro figlio per quanto successo lo scorso anno. L’anno scorso le classi erano di 25 studenti, quest’anno quella che avrebbe dovuto frequentare mio figlio ne conta 18». Il padre aggiunge ancora: «Mio figlio è depresso, rimane a letto tutto il giorno. Vorrebbe solo andare a scuola». Una situazione che, se venisse verificata, sarebbe davvero grave.

Compito della scuola, infatti, è quello di integrare e di accogliere tutti e tutte, a prescindere dalle differenze individuali. Eppure sono troppe le nubi che si addensano su questa storia e che non lasciano ben sperare. A cominciare dal comportamento del preside che, interpellato, preferisce rimanere in silenzio. Davvero una brutta pagina per il mondo dell’insegnamento (l’omofobia viene proprio dai docenti) e, soprattutto, per il ragazzo escluso da quello che è un suo diritto e leso nella sua dignità.

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