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È morto George Weinberg, lo psicoterapeuta etero che coniò “omofobia”

È morto George Weinberg, lo psicoterapeuta che nel 1966 coniò il termine “omofobia”, capovolgendo la prospettiva secondo cui le persone omosessuali erano malate e addossando, invece, agli omofobi una forma di patologia. Weinberg si è spento ieri a New York all’età di 87 anni.
Nel 1972 scrisse “La società e l’omosessuale sano”. Un anno prima che l’American Psychiatric Association eliminasse l’omosessualità dal suo elenco delle malattie mentali (l’OMS l’avrebbe fatto solo nel 1990), Weinberg scrisse nel suo libro che “non considererei mai un paziente sano a meno che non abbia superato ogni pregiudizio nei confronti dell’omosessualità”. Da eterosessuale, comprese e sconfisse i suoi personali pregiudizi e si battè tutta la vita contro l’omofobia. 

Quasi tutta la letteratura psichiatrica dell’epoca, oggi sarebbe bolla, a di cialtroneria. I suoi colleghi degli anni ’70 consideravano il desiderio omosessuale come pervertito e prescrivevano trattamenti pericolose e invasive come la lobotomia e l’elettroshock. Fu l’approccio di Weinberg a cambiare per primo le cose, incoraggiando l’accettazione di sé e spiegando che sia le persone gay che quelle etero dovevano superare i propri pregiudizi sull’omosessualità: questo diede sollievo e dignità a milioni di persone in tutto il mondo. A soli tre anni dai moti di Stonewall, il libro di Weinberg spinse ancora più persone ad unirsi al movimento di rivendicazione dei diritti delle persone LGBT. Gli attivisti dell’epoca adottarono il termine “omofobia” e da allora è entrato nel linguaggio comune.

Weinberg diceva spesso che molti, nella sua professione, non avevano mai superato i pregiudizi sedimentati secondo cui c’è qualcosa di sbagliato nell’omosessualità, nonostante ormai le posizioni ufficiali di tutte le organizzazioni mediche dichiarino l’essere gay o lesbica come “una variante naturale della sessualità umana”.

Fu la conoscenza diretta di persone omosessuali che non erano riuscite ad accettare il proprio orientamento sessuale, o dei primi attivisti, che spinse lo psicanalista a interessarsi del tema fin dal 1965, ben prima dei moti di Stonewall. 
Weinberg divenne attivo nei primi movimento per i diritti delle persone LGBT e testimoniò in favore del primo disegno di legge sui diritti dei gay, a New York, nel 1971. Partecipò alla prima marcia di commemorazione dei moti di Stonewall, nel 1970, e partecipava regolarmente a dibattiti televisivi e radiofonici in contrapposizione a suoi colleghi che avevano, invece, posizioni patologizzanti sulle persone gay e lesbiche.

Nell’arco della sua vita, ha scritto 14 libri su una vasta gamma di argomenti: dalla psicologia popolare ai personaggi di Shakespeare, di cui citava a memoria lunghi brani e del quale era certo fosse gay.
Una volta dichiarò: “Sono sempre stato d’accordo con Nietzsche: la società avanza grazie a chi vi si oppone“.

 

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