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Martedì si decide sul licenziamento del vigile del fuoco che era al Roma Pride

Ricordate Costantino Saporito? Il vigile del fuoco finito sotto procedimento disciplinare per avere partecipato in divisa allo scorso Roma Pride? Martedì 12 settembre gli organi preposti si riuniranno per decidere quali misure prendere nei suoi confronti. Oltre che la partecipazione al Pride, a Saporito viene contestata anche la presenza in qualità di ospite, alla trasmissione di La7 Tagadà dove è apparso sempre in divisa. La somma delle due contestazioni potrebbe portare al licenziamento del vigile del fuoco. Rappresentante sindacale dell’USB, Saporito ha fatto appello alla libertà di manifestazione e alla battaglia per i diritti e la libertà.

Le campagne a sostegno di Saporito

In questi mesi, la mobilitazione in suo sostegno non si è fermata. Molti sono stati i colleghi che si sono esposti in prima persona per supportarlo contro i procedimenti disciplinari. Non solo quelli che erano con lui al Roma Pride del 10 giugno (un cinquantina circa), ma molti altri vigili del fuoco hanno aderito alla campagna #iostoconcostantino e #licenziatepureme. Sostegno è arrivato anche fuori dal corpo dei vigili. Il Coordinamento Roma Pride insieme a All Out hanno lanciato una petizione online che ha già superato le 54.000 firme, ma il cui obiettivo è arrivare a 60.000.

Come sostenerlo

Sono, quindi, gli ultimi giorni per aderire alla campagna, firmare la petizione e chiedere che Saporito non venga licenziato per avere sostenuto una battaglia di libertà e in favore dei diritti e dell’uguaglianza.
Non ci possono essere diritti dei lavoratori se non ci sono i diritti delle persone – aveva dichiarato Costantino Saporito a Gaypost.it all’indomani della notizia del procedimento a suo carico -. Per questo abbiamo partecipato e parteciperemo anche il prossimo anno (al Roma Pride, ndr). Io sono etero: e quindi? Non posso manifestare per la libertà? Dove sta il problema? Nelle paillettes? Quelle ricordano il modo in cui la battaglia delle persone LGBT cominciò: è giusto che ci siano e non ledono nessuno. Vorrei che nei prossimi anni ci fossero anche i colleghi degli altri corpi, in divisa. Perché è vero che partecipano già, ma non si vedono. Cosa c’è di male? Nel resto del mondo è prassi consolidata“.

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