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Elezioni europee: le firme dei candidati di PD e sinistra al documento “pro-famiglia”

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🦄 LE AGENDER SONO TORNATE 🦄

Le elezioni europee sono alle porte. Candidati e candidate sono alle battute finali della campagna elettorale e scaldano i motori per ottenere quanti più voti possibili. Non è strano, dunque, che si cerchi di allargare il proprio bacino elettorale potenziale, interagendo con tutte quelle realtà sociali organiche o omogenee al soggetto politico in cui si milita. È usuale, d’altronde, che associazioni di settore – da quelle ambientaliste a quelle cattoliche, passando per quelle Lgbt – cerchino di capire chi c’è dall’altra parte dell’urna elettorale, proponendo ai partiti documenti e sottoscrizioni, in modo tale da portare avanti le tematiche a loro care.

Il documento in difesa della famiglia

Il decalogo in difesa della famiglia

A tal proposito, la Federazione delle associazioni familiari cattoliche europee ha proposto un decalogo da far firmare ai vari candidati. Un documento – come riporta Famiglia Cristiana e rilanciato da Avvenire – presentato il 9 maggio scorso a Bari dal responsabile giuridico del Forum delle associazioni familiari, Vincenzo Bassi. «Si tratta di un documento che affronta questioni fondamentali in chiave propositiva, nel quale possono riconoscersi tutti gli schieramenti, nel nome della famiglia intesa come risorsa sociale e politica primaria». «Le prime adesioni» ricorda ancora il settimanale cattolico «annoverano esponenti del Pd, di Forza Italia, di Europa verde e di Fratelli d’Italia». Al momento, per l’Italia gli aderenti sono 80: qui l’elenco completo.

L’adesione dei candidati del Pd

Il Partito democratico, com’è risaputo, ha una forte componente cattolica al suo interno. Non stupisce, dunque, che si guardi con interesse a quel mondo. La cosa che inquieta, tuttavia, è il contenuto del decalogo. Civile nei toni, va detto. Ma decisamente preoccupante per il progetto politico di cui si fa portatore. Ai candidati, infatti, si chiede infatti «di impegnarsi, in caso di elezione, a prendere decisioni politiche che tengano in considerazione» i temi cari ai cattolici. Dai provvedimenti a favore della natalità, al riconoscimento dell’associazionismo familiare. Ma accanto a misure anche di buon senso, quali la promozione della giustizia fiscale per i nuclei familiari, ne troviamo altre che lasciano non poche perplessità.

Prevenire i divorzi, opporsi all’UE sulla definizione di matrimonio

I punti più controversi si trovano nella seconda parte del decalogo. Quelli che trattano di scelte procreative, di matrimonio e relative all’educazione della prole. Il punto n.8 intitolato «Rispettare e promuovere l’istituto matrimoniale» sembra mettere in discussione il divorzio. Il candidato, firmandolo, accetta di «promuovere le migliori pratiche per prevenire fallimenti matrimoniali». E non solo: «Alla luce del principio di sussidiarietà» leggiamo ancora, i candidati si opporranno «a qualsivoglia interferenza dell’Unione Europea nella definizione legale del matrimonio». Definizione che, negli ultimi anni, si è allargata includendo i diritti affettivi delle persone Lgbt. Categoria, è noto, verso la quale un certo mondo cattolico non è per niente benevolo.

L’attacco ad aborto e testamento biologico

Un momento del family day

Un vero e proprio attacco contro l’interruzione di gravidanza è nel punto n.9, intitolato: «Rispettare la dignità umana della vita dal suo inizio al suo naturale compimento». Il candidato, infatti, si impegna a sostenere «le buone pratiche e le politiche volte al prendersi cura di tutti i bambini, prima e dopo la nascita». Un refrain che ritorna molto spesso nel discorso antiabortista e che vede già nel feto un soggetto meritevole di identità giuridica. Il candidato, inoltre, si impegna «a rispettare la dignità della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale». Possiamo leggere, qui, un ulteriore attacco al testamento biologico e al trattamento di fine vita.

Lo spettro del “gender”

Un terzo aspetto controverso è spalmato in più punti e precisamente tra il n.7 e l’ultimo. Laddove si parla di tutelare la «complementarità tra uomo e donna» e di rifiutare «ogni tentativo di cancellare le differenze sessuali attraverso politiche pubbliche». Argomento, quest’ultimo, che nelle frange cattoliche più integraliste è definito più semplicemente come “gender”. E lo spettro del “gender”, soprattutto nelle scelte educative, torna al punto n.10, in cui si parla di «programmi educativi rivolti ai giovani». I futuri eurodeputati si impegnano, firmando il documento a rispettare e promuovere «i diritti dei genitori ad educare i propri figli secondo le proprie tradizioni culturali, morali e religiose, tese a favorire il bene e la dignità di ciascun figlio».

I cavalli di battaglia dei cattolici integralisti

Mila Spicola

Messa in discussione di aborto e divorzio, spettro del gender e unico tipo di famiglia da tutelare – possibilmente impedendo che se ne riconoscano altre tipologie, a cominciare dalle famiglie arcobaleno – sono cavalli di battaglia che abbiamo già visto e contestato alle piazze del Family day e del Convegno di Verona. Stupisce, perciò, vedere tra i firmatari di questo decalogo alcuni personaggi che per la loro storia o stando alle loro passate dichiarazioni dovrebbero essere lontani da certe piattaforme politiche. È abbastanza prevedibile, infatti, vedere tra le adesioni persone come Patrizia Toia, le cui posizioni sulla comunità Lgbt sono ben note. Ci si chiede, invece, cosa ci facciano le firme di personaggi quali Mila Spicola e Pietro Bartolo, accanto a quelle di esponenti cattodem e della destra radicale.

L’adesione di Mila Spicola

Era il 26 agosto del 2014 quando la renzianissima Mila Spicola bacchettava Angelo Figuccia, un consigliere forzista, per alcune esternazioni contro le coppie omosessuali: «Dio ci salvi dai gay? Dio ci salvi dai cretini, siamo circondati» tuonava su Twitter. Più recentemente, sul suo blog, si lamentava del cambio di clima culturale e politico, in Italia: «dal Ddl Pillon, alle tante iniziative a favore di modelli regressivi di donne e famiglia proposti dalla narrazione e dalla politica leghista. Si riaffacciano stereotipi vecchissimi sul ruolo della donna che suscitano reazione sorprendenti quanto più contrastanti». Domenica prossima, invece, chiederà il voto al suo elettorato mentre la sua firma appare su un documento i cui valori ricordano quelli delle peggiori piazze cattolico-fondamentaliste.

La firma del medico pro-migranti di Lampedusa

Stesso stupore per Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa in prima linea per la difesa dei migranti. Nel blog di Corrado Giustiniani, per l’Espresso, dichiarò: «Per le ragazze e le ragazzine immigrate che hanno attraversato il Sahara con sosta forzata in Libia, aver subito violenze e stupri è una triste normalità». E aggiungendo: «Se sono rimaste incinte, […] le ragazze si rivolgono a me. […] E io, se la legge italiana lo consente, se cioè non sono state superate le 13 settimane, cerco di venir loro incontro». Anche in questo caso, come farà Bartolo a chiedere il voto al suo elettorato, sottoscrivendo quel documento che sconfessa la sua storia?

Urgono spiegazioni

Pietro Bartolo

Troviamo adesioni non solo nel Partito democratico, che conta ben sei rappresentanti, ma anche all’interno di liste progressiste, quali La Sinistra con Pietro Bevilacqua, in netto contrasto con il programma del suo partito ritenuto da Ilga Europe il più friendly tra gli italiani. E Europa Verde con Eliana Baldo e Giuseppe Barbaro. Sarebbe opportuno che tutti i candidati – le cui liste si presentano in chiave anti-sovranista – rileggessero i dieci punti a cui hanno giurato fedeltà. Forse deve essergli scappato qualcosa, o forse si è trattato di un’adesione data in fretta o concessa sulla fiducia. Di certo devono dirci se si trovano a loro agio in una lista di nomi in cui troviamo (tra gli altri) Elisabetta Gardini, che ha partecipato al Congresso di Verona, o ancora Giancarlo Cerrelli, le cui posizioni su donne e diritti civili sono tristemente note. Per non parlare delle numerose presenze del Popolo della famiglia.

Il mito del voto utile

Stando così le cose, infatti, risulta davvero difficile dare credibilità a queste candidature su temi quali i diritti civili e l’autodeterminazione. Soprattutto in previsione di un appuntamento elettorale così importante per i destini dell’Unione Europea, dove ancora si agita il mito del voto utile e in chiave anti-salviniana. Aderendo a quella piattaforma si dà una mano a un progetto politico che mette seriamente in discussione le scelte individuali e i diritti delle minoranze. E a sposare una certa politica ci sono già partiti come la Lega e Fratelli d’Italia. Non si sente davvero il bisogno che il Pd o altre liste di sinistra diano il suo contributo.

Ultimo aggiornamento al 26 maggio

Sono arrivati alla redazione di Gaypost.it le dichiarazioni di Mila Spicola (Pd) e di Pietro Bevilacqua (La Sinistra) che hanno dichiarato di aver ritirato la firma dal decalogo della Federazione delle associazioni familiari cattoliche europee.

«Ho ritirato firma firma da quel Manifesto che ho letto male» dichiara l’esponente dem siciliana. «Mi veniva da persone di Trento che avevano promosso col Pd azioni per la famiglia (asili, assistenza, ecc). Su aborto, sostegno Lgbt, educazione di genere e parità le mie posizioni sono sempre state di un sentore, lontane a quelle delle tesi oscurantiste». Sulla stessa il candidato de La Sinistra, che tramite il suo portavoce dichiara: «Non riconosco la mia firma. Quel manifesto contiene idee e proposte che sono lontanissime dal mio sentire e dalle mie posizioni ideali e politiche».
Alle 15:34 arriva anche la smentita di Bartolo. «Ho appreso della mia firma dal vostro articolo – fa sapere a Gaypost.it il medico di Lampedusa – e, non avendo io aderito a questo appello ovvero non avendo inviato la mia adesione, correttamente ho provveduto a contattare voteforfamily per far rimuovere la mia firma».

Ha ritirato la sua firma anche l’esponente di Europa Verde, Eliana Baldo che invece ha deciso di firmare la piattaforma programmatica di Arcigay, in cui si riconosce, coerentemente alla linea politica del suo partito.

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