Amnesty International denuncia duramente il video diffuso dal Dipartimento saudita per la lotta all’estremismo nel quale sono stati inclusi femminismo, omosessualità e ateismo. Per Riad sarebbero idee estremiste e pertanto punibili col carcere e con le frustrate.
Nel paese arabo l’ateismo è già da tempo considerato un reato punibile con la pena di morte. L’omosessualità, invece, non è esplicitamente menzionata nel codice penale, ma è proibita dalla scarica, la cd legge islamica e fonte del diritto saudita.
Alcune riforme recenti hanno un po’ cambiato le cose riguardo al sistema del guardiano maschile e altre norme discriminanti nei confronti delle donne. E’ stato per esempio abolito il divieto di guida. Queste riforme sono il frutto di una incessante azione delle femministe e delle attiviste. Molte di loro sono in prigione, adesso, oppure subiscono persecuzioni. Di recente, anche personaggi del mondo dello spettacolo come Nicki Minaj si sono schierati a favore delle donne saudite.
Dal maggio 2018 sono in carcere 13 di loro, tra cui Loujain al-Hathloul, Samar Badawi e Naseema al-Sada. Altre 14 persone (scrittori, arrivisti e familiari delle donne in carcere) sono state arrestate nell’aprile di quest’anno.
Un annuncio «Oltraggioso e pericoloso». Il commento al video è arrivato da Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.
«Il femminismo, l’ateismo e l’omosessualità non sono reati – ha dichiarato Morayef –. Questo annuncio ha gravi implicazioni per i diritti alla libertà d’espressione e alla vita oltre che per la libertà e la sicurezza personali. Dietro i proclami sul progresso fatti da Mohamed bin Salman, si nasconde il volto intollerante del regno saudita che criminalizza l’identità delle persone così come le idee e le opinioni riformiste e progressiste», ha proseguito Morayef.
«Ad allarmare è anche il silenzio internazionale di fronte alla detenzione di decine di dissidenti pacifici. Gli alleati chiave dell’Arabia Saudita – come gli Usa, il Regno Unito e l’Unione europea – devono fare pressione sulle autorità di Riad sottolineando l’urgente bisogno di proteggere la libertà d’espressione nel paese, a partire dal rilascio dei difensori dei diritti umani e di chiunque altro si trovi in carcere solo per l’espressione pacifica delle sue idee», ha concluso Morayef.
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