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Aiutò a uccidere l’attivista Lgbt Vincenzo Ruggiero: ergastolo e isolamento notturno

La Corte di Assise del tribunale di Napoli ha condannato all’ergastolo con un anno di isolamento notturno Francesco De Turris 53 anni di Ponticelli (Napoli) per il delitto di Vincenzo Ruggiero, l’attivista Lgbt 25enne di Parete (Caserta) ucciso, fatto a pezzi e sciolto nell’acido ad Aversa il 7 luglio del 2017.

La sentenza

Secondo l’accusa, DeTurris, ha aiutato Ciro Guarente, 37 anni di San Giorgio a Cremano, ex cuoco della Marina militare, già condannato all’ergastolo con il rito abbreviato lo scorso anno, a commettere quell’efferato delitto, fornendo al killer l’arma, una calibro 7,65.

La storia

I resti di Vincenzo Ruggiero furono trovati in un garage di Ponticelli, a Napoli, nell’agosto del 2017, dopo varie indagini dei carabinieri del reparto territoriale di Aversa. Alcuni organi del giovane, come parte del cranio, non sono mai stati ritrovati. Guarente fece a pezzi di cadavere e lo immerse in un impasto di cemento, poi condensato e apparso, poi, agli inquirenti come un muretto interno del box auto di Ponticelli. Quella sera Guarente si presentò nell’appartamento di Aversa, dove Vincenzo abitava con  Heven Grimaldi (legata da una relazione proprio a Guarente) per un chiarimento con Vincenzo, terminato in una lite che provocò la morte del 25enne. Guarente è stato il primo ad essere incastrato dalle immagini delle telecamere di una videocamera, nei pressi di una palazzina ad Aversa, in cui si notava l’ex militare caricare il cadavere in auto poi è stato reo confesso nel corso del procedimento in abbreviato.

“Le lucertole”

De Turris è stato incastrato dalle numerose telefonata avute con Guarente tra il 7 e l’8 luglio, ore dove Vincenzo è stato ucciso nell’abitazione di Aversa prima di essere sezionato e murato nel garage di Ponticelli. Contatti telefonici frequenti, circa una trentina le telefonate, che avrebbero portato lo stesso Ciro a confermare il ruolo avuto da De Turris.
Lo stesso pregiudicato di Ponticelli ha poi raccontato di aver soddisfatto la richiesta del vecchio amico che gli aveva chiesto un’arma.
“Devo litigare con uno che sta dando fastidio alla mia fidanzata, anzi lo devo proprio ammazzare”.
Queste le parole di Guarente a De Turris che, dal canto suo, gli ha poi consigliato di utilizzare una pistola calibro 7,65 e non una calibro 22 perché con quel piccolo revolver poteva uccidere solo “le lucertole”. Dopo l’omicidio, Ciro ha riconsegnato la pistola a De Turris e quest’ultimo l’ha smontata e ha buttato i pezzi nei cassonetti della spazzatura.

Il padre: “Giustizia terrena”

“Questo verdetto sicuramente non mi ridà mio figlio – ha commentato ieri Francesco Ruggiero il papà di Vincenzo Ruggiero – ma si è esaudito il mio primo desiderio, la giustizia terrena. Ora aspetto la giustizia divina”. Di seguito il post del signor Ruggiero su Fb per commentare la sentenza:

“Oggi si è concluso il primo grado di giudizio nel processo del complice di Guarente Ciro, De Turris Francesco. I due il 7 luglio 2017 uccisero mio FIGLIO Vincenzo Ruggiero. Il mio Avvocato De Luca Cerchia,la Criminologa Alessandra Sansone, la Dott.ssa Petronella P.M. il Giudice Dott.Alfonso Barbarano e tutti i componenti della giuria sono arrivati al verdetto ERGASTOLO CON ISOLAMENTO DIURNO PER UN ANNO.
Questo verdetto sicuramente non mi ridarà mio figlio, ma si è esaudito il mio primo desiderio: la giustizia terrena, ora aspetto la giustizia divina.
Ringrazio principalmente il mio avvocato LUCA CERCHIA che per due anni ha lavorato duramente ottenendo un risultato unico.
La Dott.ssa Sansone, criminologa che ha svolto le indagini di come si sono espressi i fatti; la Dott.ssa Petronella P.M. che ha spiegato esaustivamente i fatti nei minimi particolari e la giuria tutta, che con esemplare maestria sono riusciti ad emettere un verdetto esemplari, anche con pochi elementi perché la controparte con un escomatage aveva estromesso le dichiarazioni fatte nelle indagini svolte dal corpo dei Carabinieri. Ringrazio per la solerte inflessibilità e l’umanità dimostrata dal Capitano Policano che alla scoperta dell corpo di mio figlio é stato vicino alla famiglia”.

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