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Addio a Rita De Santis, mamma attivista per i diritti LGBTQIA+

Si è spenta oggi, a 85 anni, Rita de Santis, a lungo presidente nazionale di Agedo e considerata da tutta la comunità LGBTQIA+ un pilastro e un’attivista instancabile per i diritti civili.
Lo ha reso noto la stessa associazione dei genitori di persone LGBTQIA+ con una nota del presidente, Fiorenzo Gimelli.

L’addio di Agedo a Rita De Santis

“La nostra Rita De Santis, Presidente di AGeDO Nazionale dal 2007 al 2013 ci ha lasciati dopo una breve malattia che non ha lasciato scampo alla sua vitalità ed energia – scrive Gimelli -. Alla famiglia e ai tanti che le volevano bene le più sentite condoglianze da tutti noi. È stata fino all’ultimo una combattente indomita, curiosa, appassionata con moltissimi interessi sociali e culturali e che molti di noi ricordano per l’empatia e l’esempio mai venuti meno. Che la terra le sia lieve nella certezza che il suo percorso ha lasciato il segno in molti e che proseguiremo le battaglie comuni con la stessa convinzione”.

L’attivismo dopo il coming out del figlio

Esempio per molte famiglie, De Santis scelse la strada dell’attivismo dopo il coming out del figlio, avvenuto con una lettera ritrovata sul tavolo di casa.
Da allora non ha mai smesso di battersi contri i pregiudizi, la violenza omolesbobitransfobica, per l’uguaglianza reale e l’affermazione dei diritti. A partire dalla scuola che da insegnante conosceva bene.
“Sono passati 33 anni da quando mio figlio ha fatto coming out – scriveva nel 2015 -, ed anche se l’omosessualità non è più un tabù e se parla di più, i pregiudizi nei confronti di gay, lesbiche e transessuali non si sono certo affievoliti.”

De Santis: “Mi sento la mamma di tutte le persone Lgbt”

“Io mi sento la mamma e l’insegnante di tutte le persone Lgbt che ci sono in Italia – aveva dichiarato in un’intervista a Brescia Today -. Mi assumo una responsabilità davanti a loro e chiedo anche al resto della società di farlo: non si può relegare in un Lager 6 milioni di persone. Perché è così che vivono gay, lesbiche ed eterosessuali in Italia. Non sono tutelati né dalla scuola, né dalla Stato, né dalla Chiesa e spesso nemmeno dalla famiglia. Hanno gli stessi doveri, ma non pari diritti. La scoperta della propria identità di genere e dell’orientamento sessuale avviene in una fase delicata, quella dell’adolescenza e spesso i ragazzini si trovano ad affrontare tutto da soli. Siccome non prendono parte ai corteggiamenti ai compagni del sesso opposto sono esclusi o derisi. Le insegnanti non hanno le competenze e le conoscenze per aiutarli e i genitori molto spesso non sospettano nulla. Vivono in un vortice di solitudine e isolamento per molto tempo e chi non è abbastanza forte arriva a pensare di togliersi la vita e in alcuni anche a farlo”.

I primi messaggi di cordoglio

Man mano che si diffonde la notizia, arrivano i primi messaggi di cordoglio.
“Rita era una donna generosa, energica, ostinata, una colonna che ci ha fatto sempre sentire forti, nelle nostre infinite fragilità – si legge in una nota di Arcigay -. Ci lasci un sacco di cose, cara Rita, tutte preziose, e l’impegno a continuare a percorrere senza tentennamenti quella strada che abbiamo iniziato a tracciare assieme. Mancherai tanto, lo sentiamo già adesso”.

Ad Agedo, alla famiglia di Rita e a tutte le persone che le hanno voluto bene, un abbraccio sincero da parte di tutt* noi di Gaypost.it.

(foto di copertina: WikiCommons)

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