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Milano, rimpatriata in 24 ore attivista trans in attesa del permesso di soggiorno

E’ stata rimpatriata senza che potesse rendersene coto. E’ successo ad Alessia P.M. 24 anni e attivista trans di origini peruviane che viveva a Milano.
E proprio a Milano, durante l’ultimo Pride aveva parlato dal palco. “Nessuno vuole essere irregolare – aveva detto Alessia -. Non volete i clandestini? Dateci il permesso di soggiorno”.
Alessia non lo aveva, il permesso di soggiorno, ma aveva fatto ricorso per ottenerlo ed era in attesa della decisione dei giudici. Inoltre, la ragazza stava per sposare il suo ragazzo. Il 28 dicembre scorso, però, è stata convocata in Questura, trattenuta e il giorno dopo messa direttamente su un aereo che l’ha riportata a Lima, in Perù.

La denuncia della Rete della Conoscenza

A denunciare l’accaduto è stata, con un post, la Rete della Conoscenza di Milano.
“Qualche giorno fa la nostra voce è stata convocata presso il locale commissariato di polizia – si legge nel post -; aveva un ricorso già depositato contro il diniego di permesso di soggiorno e il foglio di via che aveva ricevuto, e così, sicura delle proprie ragioni, nel pomeriggio di venerdì 28 dicembre ci è andata, ma subito è stata trasportata in questura; ha fatto appena in tempo ad avvertirci con una brevissima telefonata, poi un lungo silenzio: sequestrato il cellulare, impediti i contatti con l’esterno”.

Rimpatriata senza poter fare nulla

“Poi, alle sette del mattino del 29 dicembre, dopo una notte trascorsa in questura senza spiegazioni, le è stato detto che sarebbe stata condotta davanti ad un giudice poche ore dopo per l’esecuzione del rimpatrio – continuano gli attivisti -; non le è stato concesso di contattare l’avvocata che seguiva la sua richiesta di permesso di soggiorno, che aveva tutti i documenti per dimostrare che l’espulsione era e continua a essere irragionevole. E’ stata deportata così, senza avere il tempo di salutare le tante persone che le sono state amiche in questi suoi anni italiani, sistemare la sua casa e i suoi affetti, scegliere che cosa portare con sé”.

“Razzismo istituzionale”

“In volo fino a Roma, ammanettata, poi un altro volo verso Sao Paulo, poi Panama, un viaggio lunghissimo e doloroso. Da qualche ora Alessia è tornata in Perù – conclude il post -: la violenza cieca del razzismo istituzionale si è abbattuta su di lei, su di noi, sulle decine di migliaia di persone che commosse avevano ascoltato le sue parole dal palco del Pride, dimostrando ancora una volta, caso mai ce ne fosse stato bisogno, quanto sia vuota una retorica che propaganda inclusività e buoni sentimenti senza affrontare le radici sociali, economiche e giuridiche della discriminazione e dell’ingiustizia”.

La prima telefonata, l’1 gennaio

Nessuno, tranne gli agenti che l’hanno avuta in custodia, sa cosa sia successo nelle 24 ore in cui Alessia è stata trattenuta in Questura senza potere contattare nessuno.
Secondo quanto riporta Redattore Sociale, la prima telefonata Alessia è riuscita a farla la sera dell’1 gennaio: è a casa della madre e sta fisicamente bene, ma provata da quello che ha passato. Il fidanzato, che intanto ha dovuto lasciare la casa dove vivevano insieme perché non può più permettersela, è ospite da un amico.

“Tre volte discriminata”

Alessia non faceva mistero di quello che aveva affrontato. “Io ho conosciuto la strada dopo aver lavorato per un breve periodo come badante – ha raccontato a giugno dal palco del Pride -, che è stato il mio unico lavoro in questo paese. Ho sempre fatto di tutto per realizzare il mio sogno di frequentare l’università e di avere una vita normale, ma non ho mai avuto una vera possibilità. Ho persino dormito in strada perché per una persona transgender è molto difficile trovare una casa e delle altre soluzioni”. “Tre volte discriminata perché sono donna, transgender e immigrata – aveva spiegato -. Dicono che noi stranieri veniamo per rubare e non fare niente, ci chiamano clandestini, e con questo nome vi spaventano, come se noi fossimo dei criminali. Ma nessuna e nessuno di noi vuole essere irregolare!”.

Il discorso al Pride

Ecco il video del suo discorso dal palco del Pride.

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