M5S: “Difendiamo i diritti”, ma in piazza a Verona non c’era

Curioso che oggi sui giornali Lega e M5S facciano finta di litigare sui diritti, quando sabato a Verona in piazza non c’era un grillino, l’unica che c’era era sul palco del Congresso delle Famiglie. Fatevi un favore da soli: lasciate perdere”. La riflessione arriva su Twitter da Giuditta Pini, deputata Pd.
La manifestazione “Verona città transfemminista” ha portato per le strade della città l’Italia che difende i diritti. Una marea di 150mila persone secondo le associazioni. Assenza di peso: il M5s. Non era presente neanche un rappresentate del movimento pentastellato.

Dove si trovava il M5s?

Il M5s si trovava a Roma, per parlare delle misure per i giovani previste per il 2019. Spacciata dai media per “contromanifestazione” al Congresso di Verona, in realtà di diritti civili se ne è parlato poco.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, il giorno dopo ha parlato ai microfoni di Mezz’ora in più, su Raitre, per dire che il risultato è stato “Roma-Verona 2 a 0 con autogol del Capitano”. Spiegando che: “M5S e Lega presentano due idee della società diverse”. Però “non è che i 5 stelle siano contro la famiglia naturale, è una narrazione che è stata raccontata e che respingo. Ma queste famiglie vanno aiutate e non abbiamo visto dal ministro Fontana grandi aiuti. Al di là dei proclami, non c’è molta traccia di aiuti, Non si può andare in giro e dire ‘siamo per la famiglia naturale’ e poi non si fa nulla”. E aggiunto: “Poi la politica non può girarsi dall’altra parte e non vedere la realtà di persone dello stesso sesso che vogliono vivere insieme. Di Verona – prosegue il sottosegretario M5S – mi preoccupa il clima di odio verso chi non la pensa in quel modo, come se fossero fuori dal mondo, invece fuori dal mondo sono loro”. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Eppure come ricorda Giuditta Pini, il M5s a Verona non c’era:

Lo stop al ddl Pillon

La presa di distanza dalla Lega tuttavia continua, a parole. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ospite stamattina a Omnibus su La7 ha dichiarato:
“Il provvedimento Pillon è chiuso. Quel testo non arriverà mai in aula, è archiviato. Adesso bisogna scrivere un nuovo testo, che probabilmente prenderà anche qualcosa di buono, ma molto poco, per andare incontro ai temi del diritto di famiglia, ma non come aveva pensato Pillon. Sono state fatte le audizioni in Commissione Giustizia, adesso c’è un nuovo tavolo Lega-M5S al quale sono invitate anche le opposizioni”.
Una presa di posizione netta, accolta con entusiasmo da Stefano Fassina deputato LeU, che affidandosi a una nota stampa definisce: “una buona notizia. La proposta di legge Pillon è archiviata. Si apre una fase di confronto sul diritto di Famiglia che coinvolgerà anche le opposizioni”.

Ma sarà davvero così?

Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratico non si affida all’entusiasmo ma all’analisi.
“Ho ascoltato le dichiarazioni del sottosegretario Spadafora ad Omnibus, e sono curiosa di vedere se il Movimento 5 stelle sarà in grado di andare fino in fondo” afferma.
“Per noi non ci sono dubbi: il ddl Pillon è inemendabile e va ritirato al più presto. Massima attenzione verso eventuali nuove linee di intervento sul diritto delle famiglie, che però non potranno che seguire la direzione tracciata dai provvedimenti promossi dal Partito democratico nella scorsa legislatura: tempi più rapidi per separazione e divorzio, e massima attenzione alle conseguenze di interventi normativi sulla condizione del coniuge debole, specialmente la donna, e sui minori, senza scorciatoie inutili e dannose, come mediazione obbligatoria, Pas e regole troppo rigide per l’affido. Il confronto è possibile solo su queste basi”.
Della stessa idea la senatrice Valeria Fedeli (Pd) che scrive su Twitter:
“Per Spadafora ddl Pillon è chiuso, archiviato. Benissimo! Ma adesso si passi dalle parole ai fatti. Se questa non è solo la sua posizione personale ma una volontà politica seria e concreta chieda subito e formalmente il ritiro del provvedimento in commissione”.

Lo aveva già detto Pillon

In realtà, lo stesso senatore Pillon ha più volte dichiarato che il suo testo sull’affido condiviso è solo una base da integrare ed emendare con altre proposte di legge sullo stesso tema presenti in Commissione Giustizia al Senato.
“Non ho mai detto che fosse una proposta di legge perfetta” aveva dichiarato Pillon durante l’evento romano in cui alcune donne furono aggredite. “Abbiamo deciso di prenderci sei mesi di audizioni proprio perché volevamo ascoltare tutti – aveva spiegato – Abbiamo cinque disegni di legge, non c’è solo quello a mia firma, per la modifica dell’affido condiviso. Faremo un testo unificato che tenga conto di tutte le migliorie, le proposte, le modifiche che sono state avanzate nel corso delle audizioni. Faremo in modo che quella che arrivi sia una buona legge”.

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