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Il No di Bolsonaro al reato contro l’omofobia: “Lo Stato è laico, ma io sono cristiano”

Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha criticato la Corte suprema per la sua posizione a favore della proposta di rendere l’omofobia un reato penale e ha fatto capire di volere che in futuro faccia parte del collegio giudicante anche un giudice di religione evangelica.

“Io sono cristiano”

“La Corte suprema sta attualmente discutendo se l’omofobia possa essere tipizzata come razzismo. Premesso che rispetto i giudici e che non attaccherei mai un altro potere, però mi sembra che stiano legiferando”, ha detto il capo di Stato intervenendo alla Convenzione nazionale delle Assemblee di Dio a Madureira. “Lo stato è laico, ma io sono cristiano. Con tutto il rispetto per la Corte suprema, ma c’è qualcuno tra gli undici giudici che sia evangelico, cristiano dichiarato? Non sarà forse giunto il momento di avere un giudice evangelico alla Corte suprema?”, ha concluso Bolsonaro.

Un giudice evangelico alla Corte

Secondo alcuni media brasilani, il nome che il presidente avrebbe già in mente è quello di Marcelo Bretas, membro della Comunità internazionale evangelica della Zona Sud e responsabile dell’inchiesta Lava Jato a Rio de Janeiro

Domani la decisione della Corte

La Corte suprema brasiliana (equivalente alla nostra Corte costituzionale) il 24 maggio ha raggiunto la maggioranza di sei voti a favore della proposta di rendere l’omofobia un reato penale al pari del razzismo. Il processo riprenderà domani. Con la decisione – sottolineano gli osservatori locali – la Corte sta sancendo l’omissione del Congresso ad approvare una legge in materia, stabilendo che il già esistente reato di razzismo sia esteso ai casi di aggressione nei confronti della comunità Lgbt finchè la normativa non passi anche in Parlamento. A portare la questione davanti al Stf sono state diverse sigle, politiche e non, tra cui il Partito popolare socialista (Pps) e l’Associazione brasiliana di gay, lesbiche e transgender (Abglt). Secondo queste entità, la discriminazione della comunità Lgbt nella società ha impedito ai suoi appartenenti di esercitare liberamente i propri diritti.

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