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Gay in Cecenia, “Due morti per le torture” denuncia il Russian LGBT Network

La persecuzione nei confronti delle persone lgbt in Cecenia continua. Ce lo ricorda il Russian LGBT Network che nell’aprile 2017 aveva fatto conoscere al mondo il clima di violenze nei confronti della comunità e oggi torna a denunciare un’inasprimento del fenomeno che, tuttavia, era già critico. Lo conferma un report pubblicato il 20 dicembre 2018 (quindi stilato ben prima di quella data) al Meccanismo OSCE di Mosca. L’autore del rapporto è il professore di diritto internazionale Wolfgang Benedek che denuncia gravi violazioni dei diritti umani in Cecenia. L’indagine, sostenuta anche dai racconti di sopravvissuti, testimoni, attivisti dei diritti umani e giornalisti, mette nero su bianco le gravi violazioni di massa dei diritti umani in Cecenia perpetrati nei confronti della comunità Lgbt e non solo.

Nonostante la questione sia stata sollevata presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, secondo il Russian LGBT Network, le autorità russe fanno orecchie da mercante. Non solo non vogliono fermare la persecuzione, ma non hanno nemmeno intenzione di riconoscere ciò che sta avvenendo: le detenzioni illegali, le torture e le uccisioni di persone LGBT in Cecenia. L’unica reazione ufficiale del Cremlino al rapporto di Benedek è stata la dichiarazione resa dal segretario stampa del Presidente, Dmitry Peskov, che si è limitato a far sapere che esamineranno il rapporto.

Russian LGBT Network: “In Cecenia 40 persone detenute, 2 morti per le torture”

Secondo le fonti del Russian LGBT Network, la nuova ondata di persecuzioni ha avuto origine alla fine di dicembre 2018 con la detenzione dell’amministratore di un gruppo all’interno di “VKontakte”, il Facebook russo. Una scintilla alla quale sono seguite numerose altre detenzioni. Ma quante? Dare un numero preciso delle vittime è impossibile. “Tuttavia, –fa sapere Igor Kochetkov, a capo del Network LGBT– sappiamo che le detenzioni vengono eseguite dalle forze dell’ordine e che le vittime sono detenute ad Argun [città nei pressi della capitale, ndr.]. La polizia locale compie ogni sforzo per evitare che le vittime abbandonino la regione o che rivolgano in tribunale in futuro. Portano via i documenti, minacciano le vittime con procedimenti penali nei loro confronti o dei familiari e li costringono a firmare moduli bianchi. Sappiamo che circa 40 persone sono state detenute, sia uomini che donne. Almeno due persone sono morte a causa delle torture”.
Fino ad oggi, fa sapere l’organizzazione, il Network ha permesso l’evacuazione di circa 150 persone. Fra queste, circa 130 hanno trovato rifugio fuori dalla Russia.

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