Categorie: Politica&diritti

La strana coppia Alfano-Di Maio contro le adozioni per i gay

Non c’è pace sotto l’arcobaleno, riguardo l’estensione delle adozioni alle coppie gay e lesbiche. Nonostante il maxiemendamento sulle unioni civili sia passato sulla pelle delle famiglie arcobaleno e, soprattutto, sui diritti della loro prole che non vedranno riconosciuti entrambi i genitori, e nonostante ancora la legge debba essere approvata alla Camera, il dibattitto sull’omogenitorialità, l’adozione e la gestazione per altri tiene banco tra i protagonisti dell’agone politico.

Il vicepresidente della Camera Luigi DI Maio (M%S)

Proprio oggi Luigi Di Maio, membro del direttorio del Movimento Cinque Stelle, si è così pronunciato in un videoforum su Repubblica Tv: «Per le coppie omosessuali l’adozione sic et simpliciter va affrontata con un referendum popolare». E continua, il vicepresidente della Camera: «Se parliamo di temi etici così importanti è giusto coinvolgere il popolo italiano, non basta un Parlamento eletto con una legge incostituzionale».

Le dichiarazioni dell’esponente pentastellato seguono quelle di Beppe Grillo, in relazione alla notizia della nascita del figlio di Nichi Vendola e del suo compagno, Ed Testa. Il leader del M5S ha scritto una lettera, pubblicata sul Corriere.it, dal titolo “Perché mi spaventa l’idea di un sentimento low cost”, in cui si scaglia proprio contro la maternità surrogata (e facendo un bel pasticcio con il concetto di “utero in affitto”).

Risponde da destra Angelino Alfano, il cui partito ha riacquisito una notevole visibilità dopo il voto del Senato sulle unioni civili e in vista delle elezioni amministrative di primavera. Secco è il suo no alle “adozioni gay”, oltre a rilanciare «una legge per rendere la pratica dell’utero in affitto un reato universale, punibile in Italia anche se commesso all’estero».

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano (NCD)

Dal movimento LGBT, intanto, arriva il comunicato ufficiale di Arcigay. Il segretario Gabriele Piazzoni ribatte così a Di Maio: «Rimandare la questione dell’accesso all’adozione per le coppie same sex a un referendum vuol dire lavarsene le mani, come fece Ponzio Pilato. Fino alla settimana scorsa il Movimento 5 Stelle assicurava un sostegno quasi compatto alla stepchild adoption e addirittura rivendicava il traguardo del matrimonio egualitario, perciò con l’adozione piena». E insiste, il segretario dell’associazione, sulla mancanza di coerenza da parte del partito dei grillini: «Ora il membro del direttorio, guarda caso nel giorno in cui Beppe Grillo dà la linea sul Corsera, vagheggia dietro la libertà di coscienza e addirittura chiede un referendum. Che succede nel Movimento 5 Stelle? A cosa è dovuto questo evidente riposizionamento? Perché Di Maio rincorre il centrodestra?». E in effetti sfuggono le ragioni che vedono allineati, in una strana “coppia di fatto”, due rivali irriducibili della vita politica del nostro paese.

Al di là delle posizioni dei singoli, il dato politico che si ricava è quello di una strada tutta in salita per i progetti del Pd e di Renzi. Ovvero approvare, in tempi celeri, una legge che riformi il sistema delle adozioni, aprendo anche alle persone LGBT. Dichiarazioni e intenti sono tutt’altro che favorevoli all’omogenitorialità e il dibattito in corso è svolto, per altro, in modo poco limpido da parte dei media. Si ha invece una doppia spiacevole sensazione: in primis, che l’argomento sia trattato per lo più come strumento “acchiappavoti”, in vista della prossima campagna elettorale; in secondo luogo, che i diritti dei bambini e delle bambine delle famiglie arcobaleno e il rispetto che si richiede quando si parla della vita delle persone siano i grandi assenti del dibattito in corso.

 

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