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“Sono stato vittima di abusi anche io”: la solidarietà di James Van Der Beek alle vittime di Weinstein, attaccate dagli altri

Sono stato “bersaglio di uomini anziani quando ero molto giovane”. È la denuncia di James Van Der Beek diventato famoso per avere interpretato Dawson nell’amatissima serie tv Dawson Creek. L’attore, che adesso ha 40 anni, ha raccontato su Twitter di essere stato vittima di abusi, quando era ancora molto giovane e si affacciava al mondo del cinema e della TV. I tweet di Van Der Beek arrivano in solidarietà alle denunce emerse nei giorni scorsi di alcune attrici che hanno accusato il produttore Henry Weinstein di abusi e violenze.

Attrici del calibro di Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie, Meryl Streep, Mira Sorvino e Jennifer Lawrence. Tra loro anche Asia Argento che, per la sua denuncia, invece di ricevere solidarietà e supporto, si è vista attaccare, perfino da donne altrettanto famose. “Quello di cui viene accusato Weinstein è un crimine – ha scritto Van Der Beek su Twitter -. È inaccettabile. Capisco il senso di impotenza di queste donne nel rivelare gli abusi e sono loro vicino con tutto il cuore, perché ci sono passato quando ero molto giovane”.

Le accuse contro Weinstein

Weinstein è stato accusato di avere stuprato alcune donne e di averne molestate altre, nell’arco di 30 anni. Per questo è stato licenziato dall’azienda che lui stesso aveva contribuito a fondare ed è stato lasciato dalla moglie. Adesso sarebbe in Europa per curarsi.
Un senso di impotenza e il terrore del giudizio che, con buona probabilità, sono delle buone ragioni per tutti questi anni di silenzio. E non a torto, date le reazioni. In Italia, Asia Argento è diventata bersaglio di critiche feroci. L’attrice ha raccontato di essere stata stuprata quando aveva 21 anni e di avere continuato ad avere rapporti con Weinstein per 5 anni, senza denunciare, per paura.

Gli attacchi ad Asia Argento

“Avrebbe dovuto dire no, come hanno fatto altre attrici. Le donne devono denunciare” ha twittato Vladimir Luxuria. Ne è nato uno scambio di tweet con la stesa Argento: “Non posso credere che hai scritto una cosa del genere. Evidentemente non sei mai stata violentata, non hai mai provato terrore e vergogna”. E poi c’è stata Selvaggia Lucarelli. “Mi terrorizzava, era un uomo troppo grosso per me. È stato un incubo – aveva raccontato ai media Asia Argento – Non sono una prostituta. Non ho detto nulla finora perché avevo paura che potesse distruggermi come ha fatto con molte altre persone.

“Non puoi frignare”

Che potesse rovinare la mia carriera”. Lucarelli ha ripreso le dichiarazioni dell’attrice ed ha scritto un lungo post su Facebook dove, ad un certo punto si legge: “Ora. Francamente. Vai a letto con un bavoso potente per anni e non dici di no per paura che possa rovinare la tua carriera. Legittimo. Frigni 20 anni dopo su un giornale americano raccontando di tuoi rapporti da donna consenziente tra l’altro avvenuti in età più che adulta, dovendo attraversare oceani, con viaggi e spostamenti da organizzare, dipingendoli come “abusi”.

Meno legittimo. Ad occhio, sono abusi un po’ troppo prolungati e pianificati per potersi chiamare tali. E se tu sei la prima a dire che lo facevi perché la tua carriera non venisse danneggiata, stai ammettendo di esserci andata per ragioni di opportunità. Nessuno ti giudica, Asia Argento.
Però ti prego. Paladina delle vittime di molestie, abusi e stupri, anche no”. Ma non hanno toni diversi i commenti di molte persone meno in vista, ma altrettanto giudicanti.

Se Il giudizio sulle donne vittime di violenza

Insomma, se il vortice di violenza, fisica e psicologica, in cui finisci ti porta a tacere per anni, poi non puoi “frignare” e denunciare perché hai avuto il tuo tornaconto (tentare di salvare la carriera, in questo caso). Che è un po’ come dire ad una donna non famosa che se per anni ha subito lo stesso trattamento dal marito che, magari, è l’unico in casa che lavora, poi è meno legittimata a denunciare. Come se la violenza fosse solo quella fisica e non anche quella psicologica, come se bastasse non avere davanti agli occhi il proprio aguzzino per potersene liberare e denunciare.

Zitte, nella tana del lupo

Il percorso delle donne che riescono a denunciare e a liberarsi da chi le violenta è complicato e difficile: non basta volerlo. Lo raccontano proprio le storie che la stessa Argento ha raccontato in “Amore criminale”.
E se le denunce delle donne famose finiscono in questo marasma di attacchi, giudizi e critiche, figuriamoci quelle delle altre donne. Chissà quante di loro, che vivono situazioni anche più drammatiche, hanno letto queste reazioni e sono tornate, zitte, nella tana del lupo.

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