Ristora ha ritirato la pubblicità da Libero. La decisione è avvenuta dopo l’ennesima uscita provocatoria e denigratoria del giornale diretto da Pietro Senaldi e Vittorio Feltri. «Calano fatturato e Pil, ma aumentano i gay» sono le parole incorniciate -letteralmente- questa mattina dal marchio di bevande solubili che fa capo all’azienda Prontofoods. L’accostamento non è passato inosservato e, dopo le critiche al giornale, gli attacchi si sono allargati anche a chi lo finanzia pagando per sfoggiare il proprio marchio in prima pagina.
«Abbiamo ricevuto una valanga di critiche ma anche di insulti – ha ammesso un portavoce aziendale a lettera43.it– ed è la terza o quarta volta che succede per un titolo di Libero. Ci hanno detto che siamo conniventi, ma noi pianifichiamo e compriamo la pubblicità con programmi trimestrali e non possiamo certo conoscere i titoli in anticipo».
Infine, è arrivata la decisione di cessare la collaborazione con la rivista. «Senza entrare nel merito dei contenuti dell’articolo -ha annunciato il portavoce- non vogliamo in nessun modo che il nostro nome venga accostato a quello di Libero. Abbiamo chiamato il giornale, ci avevano detto che forse non era tecnicamente possibile togliere la pubblicità dal giornale già a partire dall’edizione in edicola il 24 gennaio. Abbiamo insistito e abbiamo chiesto che il logo di Ristora venisse eliminato già a partire da quella data».
Questa mattina Daniele Viotti aveva parlato di “responsabilità sociale”. “Ho deciso di scrivere a Ristora -ha scritto l’europarlamentare su Facebook- per chiedergli di dissociarsi immediatamente dal vergognoso titolo di Libero di oggi e di valutare se continuare la sponsorizzazione di quel giornale che da anni semina odio e istiga alla discriminazione”.
“Le aziende hanno il dovere di schierarsi, di dire a quale clientela si rivolgono e che modello economico hanno in mente” ha aggiungo, annunciando che non avrebbe più comprato prodotti Ristora fino a quando l’azienda non avrebbe preso le distanze dalle posizioni del giornale”.
Alla protesta di Viotti si è unito il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. “Le parole sono pericolose, quelle dei giornali soprattutto, anche se buttate a caso per vendere qualche copia più. Il pericolo nasce dalle narrazioni che ne conseguono, dal continuo alimentare il fuoco dell’odio verso le minoranze e dall’utilizzo di quest’odio come arma di distrazione di massa, mentre il Paese è politicamente, economicamente e culturalmente al tappeto”.
A quanto pare, la scelta di contattare gli sponsor e chiedere di prendere le distanze dall’omofobia si è rivelata vincente.
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