Categorie: Onda Pride

Quei pride in riva al Mediterraneo che sono anche un percorso dell’anima

Immaginate una strada col colore della lava, i palazzi di fine ottocento sbriciolati dal tempo e un albero di fico che cresce in mezzo a loro, facendosi strada tra le crepe dell’incuria e la dimenticanza degli uomini. Immaginate l’aria indolente, la calura di giugno, lo scandire degli eventi che va al rallentatore. E poi le case delle “buttane” e dei “arrusi”, la musica delle loro gonne insolentite dal vento. Immaginatelo per un attimo, anche se non sarà come viverlo davvero. Ebbene, questo è solo un frammento di poesia che può darvi uno scorcio di San Berillo, lo storico quartiere “a luci rosse” di Catania. Un luogo che si estrania dal mondo circostante, che vive di una magia sua. E in quella stessa, quest’anno, si farà il pride etneo. Perché non poteva essere altrimenti.

Rimettere al centro le “periferie umane”

Locandina del Catania Pride 2017

«Volevamo mettere al centro del discorso di quest’anno il tema delle periferie. Periferie umane, prima ancora che urbane» dichiara a Gaypost.it Giovanni Caloggero, che da molti anni coordina il Catania pride. San Berillo, per la sua posizione, non è certo un quartiere periferico, ma è stato marginalizzato dalla speculazione edilizia degli anni sessanta. Ed è diventato il luogo prescelto da coloro che sono visti e percepiti come ai margini dell’esistenza. «Abbiamo scelto queste persone», ovvero le donne trans che abitano nel quartiere «per mettere al centro i loro problemi, le loro tematiche, le loro esistenze. Le ragazze ci ospiteranno davanti le loro case, collaboreranno attivamente agli eventi che si faranno lì, in strada». Per cercare di recuperare quella distanza dell’essere e mettere in contatto la vita, nella cornice di una bellezza un po’ decadente, ma certamente vera.

Mediterraneo, “Mecca gay”

Uno scorcio di San Berillo

La questione trans, per altro, si lega non solo al tema del corpo, ma al tema del Mediterraneo. «La direzione del pride di quest’anno è stata affidata a Giovanni Dall’Orto» ci spiega ancora Caloggero. Il mare che bagna Europa e Africa, e che è visto ora come confine ma che è stato anche come elemento di unificazione culturale per millenni, è stato a lungo vera e propria “Mecca gay” per gli omosessuali di tutta Europa, che venivano a respirare un’aria più tollerante nei paesi del sud. A questo tema verrà dedicata una giornata, proprio sull’esperienza di Von Gloeden a Taormina. E il legame tra mare e corpo, tra i “luoghi di accoglienza e migrazione da regioni lontane, e corpi distanti dal proprio sentire” lo ritroviamo anche nell’incontro con Maurizio Caserta e Ottavia Voza. Il pride sotto il vulcano, insomma, che sposa la propria identità, culturale e storica insieme.

Il tramonto che incanta i poeti

E un pride che affronta un tema analogo lo ritroviamo a pochi chilometri a sud, a Siracusa, dove si terrà il terzo corteo del capoluogo aretuseo il 15 luglio. Se Catania la possiamo immaginare scura, colorata dalla lava e dalla forza del fuoco, se venite dal mare – sempre quel Mediterraneo che è elemento di unione tra civiltà diverse – ed entrate nel Porto Grande, l’isola di Ortigia è un punto bianco, un tripudio di marmi e di calcare che dà il suo saluto con il Castel Maniace e la sua roccaforte, non più minacciosa come in passato, ma austera e autorevole, per accoglierti alla Marina, tra gli yacht dei ricchi che ondeggiano pigri e il tramonto all’orizzonte, dietro le alture del Castel Eurialo, che incantò più di un poeta, da Virgilio a Goethe. Questa è la cornice di un pride più giovane e che quest’anno promette importanti novità, a cominciare dal suo messaggio.

Trasformazioni identitarie e sociali

Il logo del Siracusa Pride

«Il tema è la “trans-formazione”, tema delicato e forte per una città come la nostra» ci rivela Armando Caravini, presidente del circolo cittadino di Arcigay. «Non copre, infatti, soltanto tutto ciò che riguarda la trasformazione del corpo e la libertà di essere ciò che si è, ma anche la trasformazione sociale e quindi i cambiamenti che si sono registrati nel corso degli anni riguardo le nostre tematiche». Vuole crescere l'”orgoglio siracusano”, abbandonando la vecchia formula della manifestazione in barca, più di nicchia, e del mini-corteo da fare per le strade del centro storico, più popolato da turisti e quindi rivolto a un contesto più cosmopolita. «Quest’anno, con il tema proposto, vogliamo puntare a una manifestazione più grande, che coinvolga tutta la città». A cominciare dal percorso, che vedrà le strade vissute dai cittadini tutti i giorni.

Nel cuore della città

L’Antico Mercato di Siracusa

Il quartier generale di questa manifestazione sarà nell’Antico Mercato di Siracusa, nel cuore di Ortigia. Ci saranno i tre giorni del village dedicati alle iniziative culturali e, a seguire, animati da momenti più ricreativi. Ci sarà la madrina, Vladimir Luxuria, invitata per l’occasione. Ci saranno dibattiti con attivisti sulle questioni di pertinenza all’attualità Lgbt. E ci sarà anche la presenza di Pierre La Sultana, a dare ancora più colore alla manifestazione. Un pride che ha contribuito a cambiare la città e la sua accoglienza nei confronti della comunità arcobaleno, «anche se ancora molto c’è da fare, soprattutto in provincia» ci ricorda ancora Caravini.

Quel mal di Sicilia…

Intanto, anche quest’anno, insieme alla gay community siciliana sfileranno le istituzioni: il sindaco Garozzo ha già concesso il patrocinio e parteciperà, come nelle scorse edizioni. Poi la sera scenderà benevola e da oriente il vento ristoratore placherà i rigori del sole di luglio. L’aria, a ponente, si incendierà e regalerà una nostalgia che solo chi ha vissuto in quei luoghi sa portare con sé, negli angoli della memoria. Che sia per pochi giorni o al cospetto di un’intera esistenza, poco importa. La Sicilia sa essere Africa per quel male dell’anima, quell'”amargura” che non ti abbandona più, una volta che la conosci. Ma accanto ad essa, grazie alle marce dell’orgoglio, ci sarà un po’ di arcobaleno nei cuori di chi parteciperà. Un percorso – fisico e dell’anima – che non può non essere intrapreso.

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