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Marchisio dalla parte dei rifugiati: “Sto con i più deboli, e tu?”

Non bisogna essere tifosi juventini per ammettere, più o meno serenamente, che Claudio Marchisio è un gran bel ragazzo. Oltre ad essere bello, tuttavia, è anche bravo. Sul suo profilo Instagram, infatti, ha aderito ad una campagna dell’UNHCR e ha condiviso una fotografia in cui si schiera a favore dei rifugiati. Scelta non semplice, visti i tempi che corrono. E infatti, non sono mancanti i primi insulti.

Stare dalla parte dei più deboli

Ma cosa ha scritto di così sconvolgente il giocatore? «Guerre e violenza costringono ogni giorno migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie case» possiamo leggere sul suo profilo «e ad affrontare pericolosi viaggi alla ricerca di protezione, dignità e un futuro per i propri figli. Io credo sia il momento di chiedere ai leader mondiali delle soluzioni concrete e di stare dalla parte dei più deboli. E tu da che parte stai?
» Nessun auspicio di invasione dei nostri lidi, insomma. Solo buon senso.

La foto di Marchisio

La reazione dei tifosi

Un tifoso, Stefano, gli chiede: «Ma qualcuno che pensa agli italiani tra gli sportivi non esiste?», mentre un altro ribadisce: «Sto con i più deboli! Con gli italiani! Con Salvini!», mentre tale Kiaretta (con la k) lo rimbrotta: facile parlare, è l’accusa, quando si vive nel lusso e il primo pensiero che si ha la mattina è di andare in palestra. Ma Marchisio risponde, in modo cortese: «Ho accettato di appoggiare subito questa causa perché ci credo e ci metto la faccia con tutte le conseguenze».

La controrisposta di Marchisio

«Anche se la mia vita è sicuramente privilegiata» continua Marchisio «non vuol dire che non possa pensare una cosa del genere, oltre tutto in un momento delicato, non solo per l’Italia, ma per molte nazioni che vivono e devono affrontare queste situazioni». Il calciatore ricorda, ancora, le ragioni che stanno alla base delle migrazioni: fame, guerra, violenze. «So benissimo e ne sono ben consapevole delle difficoltà che le persone hanno nel nostro paese» scrive ancora, invitando tuttavia a non fare benaltrismo e ad essere solidali.

“Parlare di italiani al primo posto è da non umani”

Marchisio, insomma, ha solo fatto ciò che ci si aspetta dallo spirito di cui dovrebbe essere intriso il mondo dello sport, di cui egli è per altro indiscusso rappresentante: unire, riconoscere l’altro, rispettarlo. Creare ponti di solidarietà, empatia e umanità. «Parlare di italiani al primo posto» chiosa ancora nel suo commento di risposta a un utente «quando si parla di persone con ALTRE VERE difficoltà, non è da italiani, ma è da non UMANI». Non potremmo essere più d’accordo.

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