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Le Iene contro l’Unar: “I soldi pubblici ai circoli gay dove si pratica la prostituzione”

Accuse molto pesanti, quelle che il servizio delle Iene andato in onda ieri sera lancia contro il direttore dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), Francesco Spano, e contro un’associazione lgbt vincitrice (insieme ad altre) di un bando grazie al quale riceverà 55 mila euro per la realizzazione di un progetto contro le discriminazioni.

I sospetti insinuati dalla trasmissione

Da una parte c’è l’accusa, rivolta a Spano, di conflitto di interesse. Una fonte anonima avrebbe infatti rivelato alle Iene il numero di tessera e quello di socio che sarebbe stato assegnato proprio al direttore dell’Unar al momento dell’iscrizione.

Circostanza che, però, durante il servizio lo stesso Spano nega e si tratterebbe, in ogni caso, di un dato sensibile che avrebbe richiesto più cautela, prima di essere diffuso in TV.
Dall’altra, il filmato sostiene che l’associazione in questione favorirebbe la prostituzione all’interno dei propri circoli, definiti “locali con ingresso a pagamento, dove si incontrano persone gay per fare sesso, a volte anche questo a pagamento”.

Le telecamere nascoste

Un collaboratore della trasmissione si finge un utente dei centri massaggi in questione e, con una telecamera nascosta, documenta esplicite proposte di sesso a pagamento come “servizi aggiuntivi” ai massaggi. Una circostanza che certo andrebbe verificata e chiarita da chi gestisce il centro.
I soldi pubblici, dunque, finirebbero a chi favorisce la prostituzione, per di più con la compiacenza del direttore dell’ufficio, che dipende da Palazzo Chigi, a sua volta socio della stessa organizzazione?
Spano assicura che, se dovesse verificare che i soldi dell’Unar finiscono a finanziare circoli in cui si pratica la prostituzione, provvederà a bloccare il finanziamento in questione.
Ecco il video completo trasmesso ieri sera e visibile anche sul sito della trasmissione:

Il servizio delle Iene non chiarisce che tipo di progetto sia stato finanziato, lasciando intendere che i soldi potrebbero essere usati per foraggiare le attività dei circoli ripresi con le telecamere nascoste.
Inoltre, non è chiaro se la redazione del programma abbia o no contattato l’associazione in questione per avere spiegazioni.

Il bando dell’Unar

Il bando a cui fa riferimento il servizio, è un avviso pubblico per “la promozione di azioni positive finalizzate al contrasto delle discriminazioni fondate su motivi etnico-razziali, sull’appartenenza religiosa, sull’orientamento sessuale e identità di genere, attraverso la promozione di attività culturali, artistiche, sportive, di comunicazione, di sensibilizzazione, di formazione e di informazione”, come si legge sul sito dell’Unar. Difficile immaginare che “azioni positive” di questo genere possano includere, in qual si voglia misura, attività che includano la prostituzione.

La graduatoria, reperibile anch’essa sul sito dell’Unar, include più di 30 associazioni ammesse a finanziamento. Anche in questo caso, difficile pensare che la eventuale tessera di Spano possa avere influito sulla scelta di quale progetto finanziare. A meno di non supporre che il direttore dell’Unar sia iscritto ad ognuna delle oltre 30 associazioni finanziate, ovviamente.

Le reazioni della politica

Com’era prevedibile, ora gli storici detrattori dell’Unar chiedono la testa di Spano. Immediata, infatti, la reazione della destra. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, annuncia un’interrogazione parlamentare per oggi stesso. Meloni chiede che l’Unar “il sedicente ‘Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali’ della Presidenza del Consiglio dei Ministri, venga chiuso oggi stesso. L’Italia non ha alcun bisogno di un ‘ufficio’ che con una mano finanzia un’associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento e con l’altra scrive lettere ai parlamentari per censurare il loro pensiero”.
Già ieri sera, dopo le prime anticipazioni sul programma, aveva tuonato anche Carlo Giovanardi. “Chiediamo con forza che il Governo smentisca queste affermazioni – ha dichiarato – o, viceversa, ponga termine a questa scandalosa situazione”.
A rischio, dunque, l’unico ufficio nazionale che negli ultimi anni si è occupato di lotta alla discriminazione e che per questo, da sempre, ha subito un pesantissimo fuoco incrociato.

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