Si erano conosciuti tramite una chat di incontri e si erano visti un paio di volte, mesi e mesi fa. Poi basta. Perché succede così: a volte un incontro o due sono sufficienti e non interessa a nessuno dei due rivedersi. Ed era andata così anche questa volta, senza problemi. Fino a venerdì sera scorso quando Luigi Carollo, portavoce del Palermo Pride e attivista storico del movimento lgbt ha aperto la porta pensando che a bussare fosse stato il solito vicino e si è ritrovato una pistola puntata contro.
“Non credo scorderò facilmente quella scena – dice Carollo a Gaypost.it -. Era l’ultima cosa che mi sarei aspettato. Credevo fosse l’inquilino del piano di sopra che di solito a quell’ora passa a salutarmi”. Invece c’era lui, il ragazzo conosciuto in chat mesi e mesi prima, andato a casa sua con una pistola in mano.
“Ha tentato di spiegarmi che aveva un debito per un incidente stradale, che non aveva l’assicurazione – continua Carollo -. Ma erano tutte scuse: voleva rapinarmi”.
Gli ha rubato il portafogli e il bancomat che ha potuto usare perché il pin era proprio nel portafogli.
“Ha fatto tre prelievi – sottolinea – per un totale di 500 euro”.
Carollo ha sporto denuncia, fornendo alla polizia tutti i dettagli di cui è in possesso per poterlo identificare. “Forse pensava che non avrei denunciato, per vergogna – spiega -. Purtroppo succede anche questo: spesso, in casi del genere, non si va a denunciare perché significa esporsi, raccontare che si usano le chat di incontri e questo può significare sentirsi giudicati o anche passare per quelli che se la sono cercata”.
“Ma io sono un militante da 25 anni – prosegue – non potevo lasciare che avesse la meglio proprio su una cosa del genere. Quindi sono andato alla polizia e ho raccontato tutto. Perché non ho nulla di cui vergognarmi”.
Ed è questo che Carollo vuole che rimanga della sua brutta avventura. Più della paura, più del fatto che da venerdì non rientra a casa perché non si sente a sicuro, dato che il suo rapinatore è ancora a piede libero. “Voglio che si sappia che le forze dell’ordine si sono comportate in maniera encomiabile – sottolinea – non una battuta, non un ammiccamento. Mi hanno messo a mio agio e tutto si è svolto nel modo più sereno possibile. Raccontiamo e denunciamo quando succede il contrario, giustamente. Ma dobbiamo raccontare anche quando, in un momento del genere, chi porta la divisa si comporta nel modo corretto”.
E’ presto per capire se e come questi fatti cambieranno i comportamenti di Carollo, lo dice lui stesso. “Ma mi sono ritrovato a riflettere su un fatto a cui non avevo mai pensato – conclude -. Gli incontri non finiscono mai quando ci si lascia. Quando incontriamo qualcuno, di fatto gli mettiamo in mano informazioni sulla nostra vita privata. A volte, incluso l’indirizzo di casa. Che sul momento è qualcosa che mettiamo in conto. Quello che io non avevo mai messo in conto è che, finito l’incontro, quelle informazioni restano”.
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